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102 risultati trovati con una ricerca vuota
- Ricerca e sviluppo: al via i nuovi bandi della Regione Toscana con 70 milioni di euro
La Regione Toscana ha stanziato una dotazione finanziaria complessiva di 70 milioni di euro per sostenere gli investimenti delle imprese in ricerca e sviluppo. Di questi, 20 milioni saranno immediatamente disponibili , con l’obiettivo di stimolare progetti innovativi, orientati al mercato e vicini all’industrializzazione. L’iniziativa, approvata con i decreti n.17992 e n.17993 dell’11 agosto 2025 , apre a un ampio ventaglio di beneficiari, dalle microimprese alle grandi aziende, promuovendo al tempo stesso la collaborazione con organismi di ricerca. Le domande potranno essere presentate dal 17 novembre 2025 . Due linee di intervento per ricerca e sviluppo I bandi richiedono che i progetti raggiungano un livello di maturità tecnologica (TRL) pari a 7 o 8 e siano in linea con la strategia di specializzazione intelligente per la Toscana . Sono previste due linee distinte: Bando 1 – Progetti strategici di R&S Destinato a progetti di ampio respiro, con investimenti compresi tra 1,5 e 3 milioni di euro . L’obiettivo è incentivare collaborazioni strutturate in grado di generare un impatto significativo sul tessuto produttivo regionale. Bando 2 – Progetti di R&S di MPMI e Midcap Pensato per sostenere l’innovazione delle singole imprese o delle reti di dimensioni più contenute. Ogni progetto deve prevedere un investimento tra 250.000 e 1,5 milioni di euro . Soggetti beneficiari per i bandi della Regione Toscana La possibilità di accesso varia in base alla linea scelta: Bando 1 : rivolto alle grandi imprese che presentano un progetto in cooperazione con almeno tre micro, piccole e medie imprese (MPMI) . È possibile coinvolgere anche organismi di ricerca. Bando 2 : destinato a micro, piccole e medie imprese e alle Midcap (aziende fino a 750 dipendenti e fatturato annuo non superiore a 150 milioni o bilancio entro 129 milioni). Le candidature possono essere presentate in forma singola o in cooperazione (almeno 3 MPMI), con o senza organismi di ricerca. Ogni impresa potrà partecipare a un solo bando , in base alla propria dimensione e strategia di sviluppo. Spese ammissibili e contributo Il sostegno verrà erogato come contributo in conto capitale a copertura delle spese, con un’intensità che può arrivare fino al 55% dei costi ammissibili , variabile in base alla tipologia di impresa e di progetto. Tra le spese finanziabili rientrano: costi del personale dedicato; strumenti e attrezzature; spese relative a fabbricati e terreni; ricerca contrattuale; spese generali supplementari e altri costi di esercizio. Le spese devono essere sostenute a partire dal giorno successivo alla presentazione della domanda. Modalità e tempistiche di presentazione Le domande per i nuovi bandi della Regione Toscana potranno essere inoltrate esclusivamente in modalità telematica: Apertura sportello : 17 novembre 2025, ore 10:00 Chiusura sportello : 16 gennaio 2026, ore 17:00
- Brevetti+, Disegni+ e Marchi+: riparte il sostegno alle PMI per la proprietà industriale
Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto direttoriale DGPI-UIBM del 6 agosto 2025 , prende ufficialmente avvio il percorso che porterà alla riapertura dei bandi Brevetti+, Disegni+ e Marchi+ . L’obiettivo è garantire continuità al sostegno delle piccole e medie imprese italiane nella valorizzazione dei titoli di proprietà industriale, strumenti fondamentali per rafforzare la competitività sui mercati. Le risorse disponibili per la misura Brevetti+, Disegni+ e Marchi+ Per l’annualità 2025 è stata stanziata una dotazione complessiva di 32 milioni di euro , così ripartita: 20 milioni di euro per Brevetti+ , misura che sostiene l’acquisto di servizi specialistici e l’industrializzazione di brevetti; 10 milioni di euro per Disegni+ , destinata a valorizzare i modelli e i disegni registrati; 2 milioni di euro per Marchi+ , per supportare la registrazione dei marchi a livello europeo e internazionale. Prossimi passi Entro i prossimi 30 giorni, sarà la Direzione Generale per gli Incentivi alle Imprese (DGIAI) a pubblicare i bandi attuativi, nei quali verranno stabiliti i termini e le modalità di presentazione delle domande di contributo. Le tre misure confermano così la volontà del legislatore di mantenere un sostegno stabile e mirato alla protezione degli asset immateriali delle PMI, sempre più centrali nelle strategie di crescita, innovazione e internazionalizzazione. Un’opportunità da non sottovalutare La valorizzazione della proprietà industriale non è solo un adempimento burocratico, ma rappresenta un investimento strategico: consente alle imprese di difendere le proprie innovazioni, rafforzare il posizionamento competitivo e attrarre capitali e partnership. L’apertura dei nuovi bandi costituisce dunque un’occasione importante per tutte quelle realtà che intendono consolidare il proprio patrimonio immateriale e affrontare con maggiore solidità le sfide dei mercati.
- Conto Termico 3.0: nuove opportunità per fotovoltaico, sistemi di accumulo e ricarica elettrica
Il Conto Termico 3.0 introduce importanti novità per favorire la transizione energetica e rendere più accessibili gli interventi di efficientamento negli edifici. Il provvedimento amplia la platea dei beneficiari e prevede incentivi più flessibili, con l’obiettivo di stimolare l’utilizzo delle fonti rinnovabili e la diffusione della mobilità elettrica. Chi può beneficiare degli incentivi Oltre alle pubbliche amministrazioni, ora anche gli enti del Terzo Settore potranno accedere agli incentivi, al pari delle comunità energetiche e degli schemi di autoconsumo collettivo. Una novità rilevante riguarda inoltre l’inclusione degli edifici non residenziali privati , che si aggiungono così alle tipologie già ammesse. Interventi finanziabili con il Conto Termico 3.0 Il Conto Termico 3.0 non si limita più alla sostituzione degli impianti termici con soluzioni ad alta efficienza, ma apre a interventi combinati che includono: installazione di impianti fotovoltaici connessi alla rete, abbinamento di sistemi di accumulo per la gestione intelligente dell’energia, colonnine di ricarica per veicoli elettrici , se integrate a pompe di calore elettriche per il riscaldamento. Questa impostazione favorisce un approccio integrato, in grado di coniugare produzione, stoccaggio e utilizzo sostenibile dell’energia. Requisiti tecnici Gli impianti dovranno rispettare precisi parametri di efficienza: potenza fotovoltaica compresa tra 2 kWp e 1 MWp , in base al punto di prelievo; componenti (moduli e inverter) di nuova produzione , con marcatura CE; rendimento minimo garantito dei moduli al 90% dopo 10 anni e inverter con efficienza non inferiore al 97% . Copertura e massimali Il meccanismo prevede un budget complessivo di 900 milioni di euro l’anno , ripartito tra enti pubblici e soggetti privati. Gli incentivi coprono in media il 65% delle spese ammissibili , con possibilità di raggiungere il 100% per interventi su edifici pubblici situati in comuni fino a 15.000 abitanti, nonché scuole e strutture sanitarie. Per gli impianti fotovoltaici, i massimali variano da 1.500 €/kW per impianti fino a 20 kW a 1.050 €/kW per impianti fino a 1 MW. Per i sistemi di accumulo, il limite massimo è di 1.000 €/kWh , con un incentivo calcolato al 20%. Una spinta alla transizione energetica Il Conto Termico 3.0 si inserisce come leva strategica per ridurre i costi energetici e accelerare gli obiettivi di decarbonizzazione. Grazie a un accesso semplificato e a una copertura più ampia, diventa uno strumento centrale non solo per gli enti locali, ma anche per imprese e organizzazioni che intendono investire in tecnologie pulite e innovative.
- Nuovi impianti sportivi per i piccoli Comuni: un bando PNRR da 12,4 milioni
Sei un piccolo Comune e sogni di dare nuova vita al tuo territorio? Il Dipartimento per lo Sport ha lanciato un'importante iniziativa nell'ambito del PNRR per aiutare i Comuni con meno di 10.000 abitanti a realizzare impianti sportivi indoor o a potenziare quelli già esistenti. Con una dotazione iniziale di 12,4 milioni di euro , questo bando "a sportello" è un'opportunità imperdibile per rigenerare aree urbane, promuovere l'inclusione sociale e offrire spazi di aggregazione per tutte le generazioni. Chi può partecipare e cosa finanzia il bando? L'avviso pubblico è rivolto esclusivamente ai Comuni con meno di 10.000 abitanti che siano proprietari dell'area interessata dal progetto. Ogni Comune può presentare una sola proposta e ricevere un contributo massimo di 1.400.000 euro . Un'attenzione particolare è riservata al Mezzogiorno , a cui è destinato il 40% delle risorse totali, per compensare la mancanza di investimenti storici. Il bando finanzia due tipi di interventi: La costruzione di nuovi impianti sportivi indoor (palestre, palazzetti, ecc.) La realizzazione di nuovi locali di servizio (spogliatoi, bagni, infermeria, ecc.) per supportare strutture sportive esistenti. In entrambi i casi, gli interventi devono rispettare i criteri di nuova costruzione stabiliti dalla Direttiva europea "Case Green" (EPBD 2024/1275) e dal Testo Unico dell'Edilizia (DPR 380/2001). Le scadenze da non perdere per il nuovo Bando PNRR sport ed inclusione Le domande di partecipazione per il nuovo Bando PNRR dovranno essere presentate sulla piattaforma avvisibandi.sport.governo.it a partire dalle ore 12:00 del 15 settembre 2025 fino alle ore 24:00 del 15 ottobre 2025 . Essendo una procedura "a sportello", i progetti ammissibili saranno finanziati in base all'ordine cronologico di arrivo, fino all'esaurimento dei fondi. Per non farsi trovare impreparati, è fondamentale avere già a disposizione il Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica (PFTE) . Un altro punto cruciale è la tempistica: i lavori dovranno essere completati, collaudati e rendicontati entro il 30 giugno 2026 . Un'occasione per lo sport e la comunità Il bando rientra nell'ambito dell'Investimento 3.1 "Sport e Inclusione sociale" del PNRR e mira a valorizzare i piccoli Comuni e a rafforzare la coesione territoriale. Come ha sottolineato il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, queste iniziative sono pensate per mettere lo sport "al centro della vita delle comunità", riconoscendolo come una vera e propria "difesa immunitaria sociale". Un'opportunità da cogliere al volo per trasformare i piccoli centri in luoghi più vivi, sani e inclusivi.
- Settembre e Finanza Agevolata: 27 Occasioni da Cogliere per la Tua Impresa
27 agevolazioni attive per imprese, filiere e territori. Settembre non è solo il mese dei rientri. È, da sempre, il mese delle scelte . Per chi guida un’impresa o affianca imprenditori, è il momento giusto per pianificare investimenti, rafforzare la struttura aziendale, aprirsi a nuovi mercati o semplicemente mettere a terra idee ferme da troppo tempo. Per questo oggi, 1° settembre 2025, abbiamo selezionato e descritto le 27 misure più rilevanti a livello nazionale e internazionale. Incentivi a fondo perduto, crediti d’imposta, finanziamenti agevolati: strumenti veri, pronti a essere utilizzati da chi non vuole restare fermo. 1. SIMEST – SEZIONE INDIA Per chi vuole espandersi in India, è il momento giusto. Agevolazioni su investimenti, fiere, apertura sedi e progetti di penetrazione commerciale. 2. LOGIN BUSINESS Un programma che accompagna le imprese italiane nella digitalizzazione e nei percorsi di crescita innovativa, anche attraverso software, e-commerce, export e organizzazione. 3. NUOVA MARCORA Una misura storica ma sempre attuale: sostiene cooperative di lavoratori in crisi d’impresa o che vogliono rilevare attività produttive. 4. PROGETTI R&S IN INNOVAZIONE TECNOLOGICA – REGIONI NORD Finanza agevolata per PMI del Nord Italia che vogliono sviluppare progetti di ricerca industriale e innovazione tecnologica, anche in partenariato. 5. AUTOPRODUZIONE CENTRO-NORD Contributi per installare impianti di autoproduzione energetica da fonti rinnovabili nelle regioni del Centro e del Nord. Focus su PMI e comunità energetiche. 6. AGROVITIVINICOLO Una misura dedicata alla competitività delle imprese vitivinicole, con interventi su innovazione, meccanizzazione, trasformazione e qualità. 7. ZES UNICA – UMBRIA, MARCHE E AREE SISMA 2016 Grandi opportunità per chi investe nelle Zone Economiche Speciali. Agevolazioni potenziate nelle aree colpite dal sisma. 8. CEE Fondo nazionale per l’agricoltura e la sostenibilità. Supporta imprese agricole con interventi sulla qualità, digitalizzazione e sostenibilità della filiera. 9. AUTOPRODUZIONE ENERGIA DA FONTI RINNOVABILI Per imprese che vogliono abbattere i costi in bolletta producendo energia “in casa”. Finanziamento di impianti fotovoltaici, eolici, biomassa e altre fonti verdi. 10. FILIERA ITTICA – ORGANIZZAZIONI Sostiene le organizzazioni di produttori del settore ittico e acquacoltura. Interventi per logistica, lavorazione, conservazione e commercializzazione. 11. FILIERA ITTICA – IMPIANTI ACQUACOLTURA Contributi per modernizzare o creare nuovi impianti di acquacoltura. Sostenibilità, efficienza e biodiversità al centro. 12. TRANSIZIONE 4.0 Il credito d’imposta più amato dalle imprese. Valido per beni strumentali, software, formazione e ricerca. Strumento chiave per l’industria manifatturiera. 13. FONDO IMPRESE CULTURALI CREATIVE 2021–2027 Un programma a sostegno delle imprese culturali, artistiche, editoriali, creative e musicali. Perfetto per chi vuole innovare in ambito culturale. 14. TURISMO SOSTENIBILE Un aiuto concreto alle imprese turistiche che puntano su sostenibilità ambientale, mobilità dolce, accessibilità e valorizzazione del territorio. 15. PRODUZIONE OPERE TELEVISIVE E WEB Credito d’imposta per la produzione di contenuti audiovisivi destinati a TV, web, piattaforme digitali e VOD. 16. PRODUZIONE FILM Sostegno alla produzione cinematografica italiana ed europea. Un’opportunità per registi, produttori e case di distribuzione. 17. PRODUZIONE OPERE AUDIOVISIVE Agevolazioni per opere seriali, documentari, format e contenuti video originali. Incentivo alla qualità e al radicamento territoriale. 18. PRODUZIONE OPERE ANIMAZIONE Per imprese specializzate nell’animazione: supporto alla produzione e post-produzione di contenuti originali destinati a mercati internazionali. 19. LIFE – BANDI 2025 Il programma europeo che sostiene progetti ambientali, climatici, biodiversità e uso efficiente delle risorse. 20. LIFE – PROGETTI STRATEGICI INTEGRATI 2025 Versione avanzata del programma LIFE, per progetti multi-attore su scala regionale o nazionale, con forte impatto sistemico. 21. SIMEST – AMERICA LATINA Strumento SIMEST per le imprese che vogliono crescere nei mercati latinoamericani. Internazionalizzazione, fiere, studi e consulenze. 22. CONTRATTI DI SVILUPPO – TRANSIZIONE ECOLOGICA Per grandi progetti industriali che puntano su sostenibilità ambientale, economia circolare, risparmio energetico e riconversione green. 23. TRANSIZIONE 5.0 La nuova frontiera della trasformazione digitale ed energetica. Integrazione tra efficienza, AI, risparmio e innovazione. Una misura “strategica” per il 2025. 24. R&S SUD Contributi a fondo perduto per progetti di ricerca e sviluppo nelle regioni del Mezzogiorno. Il Sud torna protagonista dell’innovazione. 25. SABATINI CAPITALIZZAZIONE La classica Sabatini, rivisitata: sostegno all’acquisto di beni strumentali, ma anche incentivi alla patrimonializzazione d’impresa. 26. SIMEST – NIGERIA AFRICA Finestra africana di SIMEST. Per le imprese che esportano, investono o vogliono presidiare il continente, a partire da hub strategici come la Nigeria. 27. TURISMO SICILIA Bando regionale dedicato alle imprese del turismo siciliano: riqualificazione strutture, innovazione e marketing. Il nostro consiglio per gestire le opportunità di finanza agevolata Il tempo della lettura è finito. È il momento delle scelte operative .Molte di queste misure prevedono aperture a sportello , valutazioni a punteggio , o semplicemente una finestra temporale breve. Agire ora significa posizionarsi meglio, progettare prima, ottenere più risorse.
- Il PNRR è il presente. Ma il futuro delle imprese corre già altrove
Il PNRR resta il grande contenitore di risorse che sta muovendo cantieri e investimenti. È ancora il presente delle imprese italiane, soprattutto per chi punta su transizione ecologica e digitale. Ma è evidente che non basta più. Il piano rappresenta un’occasione da cogliere, non l’orizzonte a cui fermarsi. Il mondo intorno corre veloce, e le imprese italiane devono imparare a guardare oltre. L’ energia è ormai molto più di una voce di costo. Autoproduzione, comunità energetiche, alleanze territoriali stanno trasformando il tema energetico in un asset competitivo. Non si tratta solo di risparmiare, ma di guadagnare indipendenza e stabilità in un contesto instabile. Il digitale è entrato in una nuova fase. Dopo la stagione dell’informatizzazione di base, il terreno si sposta sui Big Data e sulla capacità di governare i flussi informativi. Qui i Data Center diventano centrali: non semplici luoghi fisici, ma infrastrutture strategiche che determinano sovranità e velocità di calcolo. Senza queste basi, parlare di intelligenza artificiale rischia di restare teoria. L’ internazionalizzazione non può più limitarsi all’export tradizionale. I mercati che crescono – Mediterraneo, Medio Oriente, Africa – chiedono presenza, partnership, insediamenti. È lì che si giocheranno partite decisive, mentre l’Europa rallenta. Il PNRR resta una chance da sfruttare. Ma il futuro delle imprese italiane dipenderà dalla capacità di integrare queste traiettorie in una strategia di lungo periodo. Non è una scelta tra incentivi e visione: è la capacità di usare gli incentivi per alimentare una visione. In fondo, la vera domanda non è quanto del PNRR sarà speso, ma quanto sapremo trasformarlo in un trampolino per andare oltre.
- Verso il nuovo Bando Profit 4.0: l’AICS apre una nuova stagione per l’innovazione nella cooperazione internazionale
Dopo anni di riflessione e confronto, l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) si prepara a lanciare una nuova misura dedicata alle imprese: il Bando Profit 4.0 , un’iniziativa profondamente rinnovata nel formato e negli obiettivi, pensata per rilanciare il ruolo del settore privato nella cooperazione allo sviluppo. Il nuovo strumento nasce dalla consapevolezza che il modello precedente non è riuscito ad attrarre a sufficienza l’interesse del tessuto imprenditoriale italiano. Per questo motivo, l’AICS ha scelto di ripensare completamente l’approccio, attivando una collaborazione strategica con AgID – Agenzia per l’Italia Digitale . Il risultato è una misura innovativa, basata su un appalto pubblico pre-commerciale , che prende il nome di “Misura Imprese Impatto – Bando Profit 4.0” . Un nuovo paradigma: impresa e cooperazione L’obiettivo dichiarato è ambizioso: selezionare soluzioni imprenditoriali ad alto impatto sociale, ambientale e tecnologico da sviluppare nei Paesi partner della cooperazione, con un’attenzione prioritaria per l’Africa e i territori strategici individuati dal Piano Mattei . Le imprese, secondo quanto previsto dalla legge 125/2014, potranno partecipare in forma singola o in partenariato con: altre aziende italiane o europee; università, centri di ricerca e società civile; soggetti pubblici o privati attivi localmente nei Paesi target. Il focus sarà su modelli scalabili , tecnologie inclusive e soluzioni sostenibili in grado di generare valore condiviso , creare occupazione dignitosa e contribuire concretamente agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030. Le tre fasi del percorso del Bando Profit 4.0 Il Bando Profit 4.0 seguirà una procedura in tre fasi , ispirata agli appalti innovativi europei: Progettazione e validazione concettuale Sviluppo prototipale e test operativo Validazione finale e pianificazione della scalabilità Solo i progetti che supereranno le valutazioni indipendenti previste per ciascuna fase potranno accedere alla successiva. Il percorso sarà gestito congiuntamente: AICS curerà la programmazione e il monitoraggio , mentre AgID opererà come centrale di committenza . L’intero processo sarà guidato da standard europei in tema di project management e procurement innovativo, tra cui le linee guida EAFIP della Commissione Europea. Budget, settori e Paesi di riferimento La dotazione finanziaria prevista ammonta a 49,5 milioni di euro , che saranno allocati tra le diverse fasi e aree tematiche. Le proposte dovranno riguardare servizi e prodotti innovativi , beni sostenibili , modelli di business inclusivi , e dovranno essere applicabili nei Paesi prioritari della cooperazione italiana , secondo il Documento Triennale di Programmazione 2024–2026 e il Piano Mattei. Verso il bando definitivo In attesa della pubblicazione ufficiale del bando, AICS e AgID hanno avviato una consultazione preliminare di mercato , finalizzata a raccogliere contributi da parte degli stakeholder e delle imprese interessate. Il primo incontro pubblico è fissato per il 18 settembre 2025 , alle ore 11:00. Tutti i dettagli sulla partecipazione saranno resi disponibili sul sito ufficiale di AICS e sulla piattaforma appaltinnovativi.gov.it .
- Startup italiane e francesi, unitevi: al via il nuovo bando Invitalia–Bpifrance per progetti transfrontalieri
Nel quadro della cooperazione economica sancita dal Trattato del Quirinale, Invitalia e Bpifrance annunciano il lancio di un bando congiunto dedicato alle startup innovative. L’iniziativa, presentata ufficialmente il 24 luglio 2025 durante il forum economico italo-francese di Parigi, sarà attiva a partire da settembre e mira a sostenere progetti sviluppati in partenariato tra imprese italiane e francesi. Un’alleanza strategica per la competitività europea L’accordo tra le due agenzie di sviluppo economico nasce con l’obiettivo di promuovere la collaborazione industriale e tecnologica tra startup dei due Paesi, favorendo la realizzazione di soluzioni innovative destinate alla rapida commercializzazione. I progetti ammessi dovranno essere sviluppati congiuntamente da almeno una startup italiana e una francese, e dovranno dimostrare un chiaro orientamento al mercato. Ogni impresa riceverà il finanziamento dal proprio ente di riferimento (Invitalia o Bpifrance), sulla base delle regole nazionali di ammissibilità. La selezione avverrà anche attraverso il supporto della piattaforma EuroQuity, già utilizzata da Bpifrance per facilitare l’incontro tra startup, investitori e partner industriali. Un’estensione internazionale di Smart&Start Italia Il bando rappresenta, nelle parole dell’Amministratore Delegato di Invitalia Bernardo Mattarella, un’estensione in chiave internazionale del programma Smart&Start Italia. L’obiettivo è quello di sostenere l’innovazione anche oltre i confini nazionali, accompagnando le startup italiane in un percorso di crescita congiunta insieme a realtà imprenditoriali francesi. Secondo Nicolas Dufourcq, Direttore Generale di Bpifrance, l’iniziativa intende stimolare la nascita di “campioni industriali europei” attraverso partenariati transfrontalieri fondati su concrete prospettive industriali e tecnologiche. Principali caratteristiche del bando Caratteristica Dettaglio Apertura prevista Settembre 2025 Destinatari Startup italiane e francesi, in partenariato Finalità del progetto Sviluppo e commercializzazione rapida di soluzioni innovative Tipologia di supporto Finanziamenti erogati separatamente da Invitalia e Bpifrance Strumenti di supporto Matching e networking tramite la piattaforma EuroQuity Focus Progetti con alto potenziale di crescita internazionale Perché cogliere questa opportunità Il bando rappresenta un’occasione concreta per le startup italiane che intendono espandersi in un’ottica europea. Oltre al contributo finanziario, l’iniziativa favorisce la creazione di partnership solide e durature, facilitando l’accesso a nuovi mercati, la condivisione di know-how e la costruzione di una rete internazionale. Per le realtà che già operano nell’ambito di Smart&Start o che hanno in cantiere un progetto innovativo con prospettive di espansione, questo bando rappresenta una naturale prosecuzione verso un percorso di crescita transnazionale.
- PNRR 2025: Ottava rata e nuove traiettorie per il sistema produttivo
L’Italia entra in una fase cruciale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Dopo aver incassato la settima tranche da 18,3 miliardi di euro, il Governo ha ufficialmente richiesto l’ottava rata, per un valore stimato di circa 12,8 miliardi. L’erogazione di queste risorse è subordinata al raggiungimento di 40 nuovi obiettivi (milestone e target), distribuiti tra digitalizzazione, transizione ecologica e coesione sociale. Se da un lato la Commissione Europea ha accolto con favore l’avanzamento del piano italiano – considerato tra i più ambiziosi e articolati d’Europa – dall’altro le scadenze imposte da Bruxelles restano inderogabili: tutto dovrà essere rendicontato entro il 2026. I margini di errore si restringono. E le imprese sono chiamate a giocare la loro parte. Cosa prevede l’ottava rata I fondi attesi serviranno a finanziare una serie di interventi strutturali già calendarizzati. Tra i più rilevanti si segnalano: l’avanzamento delle opere infrastrutturali legate alla mobilità sostenibile, come il completamento del corridoio ferroviario Napoli–Bari e la realizzazione del collegamento elettrico “Tyrrhenian Link”; l’attuazione di riforme nel settore della pubblica amministrazione, con particolare riferimento alla digitalizzazione e all’interoperabilità dei dati; l’avvio di nuovi programmi a sostegno della ricerca scientifica e del trasferimento tecnologico, tra cui oltre 6.000 borse per dottorati innovativi; la piena attuazione del sistema nazionale di cybersicurezza, in linea con le direttive europee NIS2 e DORA. Tutti questi interventi rappresentano non solo un adempimento formale verso l’Unione Europea, ma anche una reale opportunità per il tessuto imprenditoriale italiano. Imprese e PNRR: una relazione da rafforzare Molte aziende, in particolare piccole e medie imprese, continuano a percepire il PNRR come un meccanismo distante o riservato a grandi player istituzionali. In realtà, diverse misure attive nell’ambito dell’ottava rata si rivolgono direttamente o indirettamente alle imprese. Tra queste: bandi legati all’efficientamento energetico e alla transizione verde; opportunità per la fornitura di servizi tecnici e infrastrutturali nelle opere pubbliche finanziate; incentivi per la formazione del capitale umano e per l’innovazione tecnologica in collaborazione con università e centri di ricerca. La sfida vera, oggi, è duplice: da un lato, intercettare le misure ancora attive; dall’altro, rispettare le tempistiche di rendicontazione delle fasi progettuali già avviate. La finestra temporale si restringe, e i ritardi accumulati in fase di avvio rischiano di compromettere l’effettivo assorbimento delle risorse disponibili. 2026: la scadenza non negoziabile La Commissione Europea ha confermato che il 2026 resta l’orizzonte temporale invalicabile per la rendicontazione dei progetti. Per l’Italia, ciò significa dover chiudere, giustificare e documentare l’utilizzo di tutti i fondi entro i prossimi 18 mesi. Di fronte a questo scenario, sarà determinante la capacità delle imprese di pianificare investimenti compatibili con tale scadenza. Le misure strutturali dovranno essere articolate in fasi autonome e rendicontabili, mentre i progetti più ambiziosi dovranno ricorrere a forme di co-finanziamento o al ricorso a strumenti complementari come InvestEU. Tre azioni consigliate Verificare la propria posizione rispetto alle precedenti tranche: molte aziende attendono ancora il saldo dei contributi già assegnati, bloccati da irregolarità nella rendicontazione. Concentrarsi su misure a sportello ancora attive , legate a digitalizzazione, sostenibilità e formazione, in cui la rapidità di esecuzione può fare la differenza. Costruire una regia tecnico–finanziaria efficace , coinvolgendo consulenti, partner tecnologici e fornitori in grado di garantire qualità, tempi certi e tracciabilità della spesa. Conclusione Il PNRR non è più un piano sulla carta. È una macchina in movimento che, pur tra rallentamenti e revisioni, ha già erogato oltre il 70 per cento dei fondi disponibili. L’ottava rata ne rappresenta uno snodo delicato: da qui alla fine del piano, si decide quanto davvero resterà sul territorio italiano e quante delle trasformazioni promesse diventeranno strutturali. Le imprese che sapranno cogliere il momento – anticipando bandi, dialogando con le istituzioni, consolidando le proprie filiere – potranno posizionarsi con forza non solo come beneficiarie, ma come protagoniste della nuova fase economica del Paese.
- Clima estremo, assicurazioni obbligatorie e credito: la nuova geografia del rischio per le imprese italiane
Frane in Lombardia, incendi in Sicilia, alluvioni in Veneto. Non è più cronaca straordinaria: è la nuova normalità con cui le imprese italiane devono fare i conti. Una realtà che, oltre a generare danni materiali, sta trasformando in profondità le regole del gioco economico. Oggi non è più solo una questione di tutela ambientale: il rischio climatico è diventato una variabile finanziaria, legale e operativa . E il sistema sta iniziando a reagire – non sempre in modo ordinato, ma con segnali sempre più evidenti. L’assicurazione obbligatoria contro eventi catastrofali per le imprese italiane Dal 2024, le imprese che intendono beneficiare di contributi pubblici – come incentivi agli investimenti, PNRR, o altre misure agevolative – devono dimostrare di essere assicurate contro eventi catastrofali . La norma, introdotta per responsabilizzare i beneficiari e ridurre l’esposizione pubblica, ha un impatto diretto su chi investe in territori esposti a rischi idrogeologici, sismici o climatici.In pratica, per accedere a un contributo, occorre avere una polizza attiva che copra eventi come: alluvioni e inondazioni incendi boschivi frane e smottamenti terremoti (in alcuni casi) Non si tratta di una formalità. In molti bandi, la mancanza di copertura può determinare l’inammissibilità della domanda o il blocco dell’erogazione. Il rischio climatico nei processi di credito Ma il fronte normativo non è l’unico che cambia. Anche il sistema bancario – su spinta della BCE e dell’EBA – sta includendo il rischio climatico nei processi di rating creditizio . Cosa significa concretamente? Se un’azienda ha asset produttivi in zone ad alto rischio ambientale, potrebbe avere una valutazione creditizia più prudente . Se non dispone di un piano di continuità operativa , o di misure preventive, potrebbe risultare meno affidabile agli occhi di chi eroga finanziamenti. Al contrario, chi adotta soluzioni di gestione del rischio, coperture assicurative solide e tecnologie predittive, può migliorare il proprio posizionamento finanziario . È una trasformazione ancora in corso, ma già visibile nei processi di due diligence bancaria e nei modelli ESG che molte imprese stanno affrontando. Le leve strategiche per le imprese La nuova geografia del rischio impone alle imprese di non limitarsi alla compliance, ma di affrontare il tema in modo proattivo. Alcune leve già oggi disponibili includono: Mappature climatiche territoriali (pubbliche o tramite provider assicurativi) Piani di business continuity , anche in versione semplificata Strumenti di analisi predittiva e sensoristica per il monitoraggio di rischi ambientali Integrazione tra coperture assicurative e strumenti finanziari , per ottenere migliori condizioni di accesso al credito Chi sa governare il rischio, oggi, non solo si protegge, ma diventa più attrattivo per investitori e partner . Il rischio climatico non è più un tema da relegare nei piani di emergenza. È entrato nella valutazione finanziaria, nell’accesso agli incentivi e nella percezione reputazionale delle imprese.
- Crisi d’impresa e ristrutturazione del debito: nuove opportunità per le PMI grazie al Codice della Crisi
Negli ultimi anni, la gestione della crisi d’impresa ha subito una trasformazione radicale. Con l’entrata in vigore del nuovo Codice della Crisi e dell’Insolvenza , anche le PMI possono oggi affrontare situazioni di difficoltà con strumenti più moderni, flessibili e orientati al risanamento. Una nuova cultura della prevenzione Il cuore della riforma è l’approccio anticipatorio. L’obiettivo è prevenire l’insolvenza, attraverso indicatori della crisi e strumenti di allerta che obbligano l’imprenditore (e i professionisti che lo assistono) a monitorare continuamente la salute finanziaria dell’impresa. Questo spinge verso una gestione più attenta e responsabile, anche in realtà di piccole dimensioni. Strumenti a disposizione delle imprese con il Codice della Crisi Tra le misure più rilevanti introdotte dal nuovo impianto normativo, troviamo: Composizione negoziata della crisi , che consente di attivare un percorso riservato con l’ausilio di un esperto indipendente; Piani attestati di risanamento , che possono rinegoziare il debito con banche e fornitori; Concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio , una novità pensata proprio per chi non riesce a rilanciarsi ma vuole chiudere in modo ordinato, salvaguardando la propria reputazione. Finanza agevolata e strumenti pubblici a supporto Accanto agli strumenti giuridici, misure pubbliche come il Fondo di Garanzia, i bandi per la riconversione industriale e gli incentivi all’innovazione possono rappresentare leve preziose per sostenere un piano di ristrutturazione. La chiave è integrare strategia legale e finanziaria . Il ruolo della consulenza integrata Oggi più che mai, affrontare una situazione di crisi non significa necessariamente fallire. Con un team multidisciplinare — legale, finanziario, strategico — è possibile ristrutturare, salvaguardare i posti di lavoro, e tornare a competere . Molto dipende dalla tempestività delle scelte e dalla visione con cui si affrontano i segnali di allarme.
- Cyber rating aziendale: quanto conta davvero per banche, assicurazioni e investitori
Negli ultimi anni, la sicurezza informatica ha smesso di essere una questione tecnica per diventare un parametro finanziario. Oggi, parlare di cyber rating significa affrontare un tema che riguarda direttamente l’accesso al credito, le operazioni straordinarie e persino la stipula di polizze assicurative. Ma cosa significa, in concreto, per un’impresa essere valutata sulla base della propria resilienza digitale? E quanto pesa un buon cyber rating nelle scelte di una banca, di un investitore o di un assicuratore? Una fotografia oggettiva della vulnerabilità digitale Il cyber rating è una valutazione esterna della capacità di un’azienda di difendersi da minacce informatiche. Si basa su un’analisi tecnica condotta – spesso senza il coinvolgimento diretto dell’impresa – attraverso dati pubblici e scansioni automatiche. I parametri osservati includono configurazioni di rete, aggiornamenti software, esposizione a vulnerabilità note, pratiche di gestione dei dati, presenza di credenziali compromesse nel dark web. Questa fotografia produce un punteggio o una fascia di rischio che, come accade per il rating creditizio, serve a misurare l’affidabilità dell’azienda sotto un nuovo profilo: quello della sicurezza informatica. Perché banche, investitori e assicuratori iniziano a guardare il Cyber rating Per gli istituti di credito, il cyber rating sta entrando nei modelli di valutazione del rischio operativo. Un’impresa esposta a vulnerabilità digitali è considerata più fragile, meno reattiva, più incline a subire interruzioni produttive o a incorrere in sanzioni per violazioni della privacy. Questo significa maggiore incertezza nel rientro dei finanziamenti. Per i fondi d’investimento, soprattutto quelli orientati al tech o alle infrastrutture critiche, il rischio cyber è ormai parte integrante delle due diligence. Non si tratta più soltanto di analizzare i bilanci, ma anche di capire se l’azienda target ha un piano di backup, una cultura del rischio, una strategia di continuità operativa. E poi ci sono le assicurazioni, che oggi richiedono valutazioni cyber sempre più dettagliate prima di sottoscrivere una polizza contro attacchi informatici. Non è raro che le compagnie rifiutino la copertura o impongano premi più elevati a chi presenta un livello di rischio inaccettabile. Alcune polizze includono persino obblighi contrattuali di audit e aggiornamento, legando direttamente il premio alla capacità dell’azienda di mantenere certi standard minimi di protezione. Una due diligence digitale che diventa necessaria Chi cerca capitali, credito o coperture assicurative deve iniziare a considerare la cybersicurezza come un elemento strutturale della propria governance. Con l’entrata in vigore del Regolamento DORA e della Direttiva NIS2, l’adozione di misure organizzative e tecniche non sarà solo buona prassi, ma obbligo normativo. Molte PMI italiane rischiano di arrivare impreparate a questo appuntamento. Non avere un cyber rating documentabile, o presentare un profilo a rischio elevato, potrebbe precludere l’accesso a linee di finanziamento, coperture assicurative o partnership strategiche. Una nuova metrica di credibilità Un buon cyber rating, presto, potrebbe diventare un requisito implicito per chi vuole lavorare con la pubblica amministrazione, candidarsi a progetti europei, entrare in una filiera industriale avanzata. Ma anche per chi vuole semplicemente dimostrare di essere un interlocutore solido, trasparente e preparato ad affrontare le sfide del mercato. Chi oggi investe in cultura digitale, procedure e consapevolezza cyber, sta costruendo un capitale immateriale che sarà determinante. Non solo per difendersi, ma per crescere.











