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  • Cybersecurity d’impresa: una questione giuridica e strategica, non solo tecnica

    Negli ultimi anni, la cybersecurity ha cessato di essere un tema confinato ai reparti IT per imporsi come questione centrale di governance aziendale . A fronte di un aumento esponenziale degli attacchi informatici – in termini di frequenza, complessità e impatto – ogni impresa, a prescindere dalla dimensione o dal settore, si trova oggi a dover affrontare nuove forme di vulnerabilità. Ma ciò che spesso sfugge al dibattito pubblico e imprenditoriale è che la cybersecurity non è (più) solo una questione tecnica, bensì un nodo giuridico, organizzativo e strategico . I costi invisibili della violazione: oltre il danno tecnico Una violazione informatica produce una serie di conseguenze a catena che raramente si limitano alla perdita di dati o al blocco dei sistemi. Le conseguenze effettive riguardano ambiti molto più ampi: ·       Responsabilità giuridica  verso clienti, fornitori, utenti e autorità; ·       Danni reputazionali  difficili da quantificare ma capaci di compromettere in via permanente la fiducia nel brand; ·       Sanzioni amministrative  per violazione di norme quali GDPR, NIS2, DORA; ·       Interruzioni operative  con effetti su produzione, logistica e supply chain; ·       Perdita di valore competitivo  e attrattività sul mercato finanziario. In questo quadro, la cybersecurity si configura come una componente strutturale del rischio d’impresa e diventa parte integrante di qualsiasi strategia di compliance aziendale evoluta . Cybersecurity e rapporti con banche e assicurazioni: un nuovo parametro di affidabilità Sempre più spesso, la postura cyber delle imprese viene valutata direttamente dagli attori del sistema finanziario e assicurativo , che ne traggono elementi per: ·       la valutazione del merito creditizio  (rating bancario); ·       la determinazione delle condizioni di copertura assicurativa ; ·       l’ammissibilità a strumenti di finanza agevolata o garantita , specialmente nei bandi europei o PNRR. Nel contesto bancario, infatti, l’analisi del rischio operativo si è estesa fino a comprendere indicatori legati alla sicurezza informatica: presenza di policy, sistemi di backup, continuità operativa, gestione dei dati sensibili . In alcuni casi, l’assenza di un piano documentato di cybersecurity può essere letta come segnale di fragilità organizzativa , influendo negativamente sul rating. Nel campo assicurativo, si assiste alla diffusione di polizze specifiche (cyber risk), ma anche all’introduzione di franchigie, esclusioni o premi maggiorati per imprese che non dimostrano adeguate misure di prevenzione. Si tratta di una forma di compliance “dal basso”, spinta dalle controparti contrattuali che si tutelano ex ante rispetto a rischi sistemici. La conseguenza è evidente: la cybersecurity incide oggi sul costo del capitale  e sulla possibilità stessa di accesso al credito o alla copertura del rischio . Il contesto normativo: un’evoluzione vincolante Negli ultimi anni il legislatore europeo ha sistematizzato il quadro regolatorio in tema di sicurezza informatica. Oltre al noto GDPR , la nuova Direttiva NIS2  e il Regolamento DORA  rafforzano gli obblighi di prevenzione, notifica e governance del rischio per un’ampia gamma di soggetti, inclusi operatori privati strategici (logistica, manifattura, agroalimentare, sanità, IT). Nel prossimo futuro, il Cyber Resilience Act  allargherà il perimetro alle imprese produttrici di dispositivi digitali, imponendo requisiti di progettazione sicura. Tutte queste norme convergono su un punto: l’impresa deve dimostrare di avere piena consapevolezza dei rischi cyber e di disporre di strumenti strutturati per governarli . Il Modello 231 e i reati informatici: un aggiornamento necessario In molti casi, i Modelli di organizzazione e gestione ex D.Lgs. 231/2001 sono rimasti ancorati a una struttura tradizionale, poco reattiva rispetto alla trasformazione digitale. Tuttavia, l’evoluzione normativa e giurisprudenziale richiede oggi un aggiornamento mirato del Modello 231 in chiave cyber , per diversi motivi: 1.     Estensione dei reati presupposto : numerosi reati informatici sono oggi inseriti nel catalogo dei reati 231 (es. accesso abusivo a sistema informatico, danneggiamento informatico, frodi digitali, violazioni di segreti industriali). 2.     Profilazione del rischio : molte attività digitalizzate – e talvolta esternalizzate – espongono l’ente a comportamenti illeciti anche non dolosi, ma generati da negligenza o mancata formazione del personale. 3.     Moduli di controllo preventivo : i presìdi organizzativi devono evolvere per includere policy cyber, piano incidenti, tracciamento degli accessi, audit sui fornitori IT. Oltre agli aspetti sanzionatori, è in gioco il requisito di “adeguatezza” dell’assetto organizzativo , che oggi non può più prescindere dalla gestione del rischio informatico. Verso una compliance integrata Cybersecurity, gestione dei dati, protezione degli asset digitali, relazioni con fornitori IT, smart working, cloud, intelligenza artificiale: sono tutti elementi che incidono sulla conformità dell’impresa rispetto a un mosaico di norme, obblighi contrattuali, condizioni bancarie e assicurative . Il rischio cyber non è isolabile è invece trasversale. Per questi motivi richiede una compliance integrata , che superi la logica dei compartimenti stagni (IT, legale, amministrazione) e costruisca una governance unitaria dei processi. Conclusioni La questione cyber non è un’urgenza contingente, né una moda tecnologica. È un cambio di paradigma  che impone alle imprese di ogni settore una revisione profonda del modo in cui si concepiscono responsabilità, assetti organizzativi e relazioni con il mondo esterno.Oggi, trascurare la cybersecurity significa esporsi non solo a un attacco, ma a una perdita di credibilità sistemica : verso clienti, fornitori, finanziatori, assicuratori e autorità.Chi non integra la sicurezza informatica nella propria strategia d’impresa, rischia di trovarsi fuori mercato – non per scelta, ma per mancanza di idoneità a sostenere il rischio moderno.

  • Internazionalizzazione per le imprese manifatturiere: strategie, finanziamenti SIMEST e nuove rotte digitali

    Negli ultimi anni abbiamo assistito a un progressivo cambiamento nei paradigmi dell’industria italiana. Le imprese manifatturiere, soprattutto quelle di medie e piccole dimensioni, si trovano oggi davanti a un bivio: da un lato l’incertezza del mercato interno, con costi energetici crescenti e una domanda sempre più volatile; dall’altro, l’opportunità di affacciarsi su mercati esteri che chiedono esattamente ciò che l’Italia sa offrire meglio: qualità, design, competenze produttive. Internazionalizzare non è mai stato semplice, ma oggi è più accessibile di quanto si pensi. In parte grazie a strumenti pubblici pensati per accompagnare le imprese in questo percorso. In parte per la diffusione di nuovi canali digitali che permettono di testare mercati e vendere prodotti anche senza strutture fisiche all’estero. Dalla volontà alla possibilità Per un’impresa manifatturiera, decidere di vendere all’estero significa affrontare una serie di interrogativi concreti: a chi vendo? con che struttura? con quali garanzie di pagamento? in quale lingua e con quali costi?Spesso è proprio qui che ci si ferma, per mancanza di strumenti, visione o esperienza. Ma oggi questi limiti possono essere superati, a condizione di avere un progetto chiaro e costruito con criterio. Un esempio concreto? I finanziamenti SIMEST. Si tratta di strumenti messi a disposizione delle imprese italiane dal Gruppo CDP, pensati proprio per sostenere l’internazionalizzazione in ogni sua fase, dalla partecipazione a una fiera di settore fino alla costituzione di una presenza commerciale stabile in un nuovo mercato. Cosa finanzia SIMEST (e perché è rilevante) Per le imprese manifatturiere, SIMEST rappresenta una leva decisiva. Le misure più utilizzate coprono l’inserimento commerciale nei mercati esteri, la partecipazione a fiere e mostre, lo sviluppo di piattaforme e-commerce internazionali, e persino l’adeguamento ecologico e digitale dei prodotti destinati all’estero. Si tratta di finanziamenti a tasso agevolato, con una parte — spesso il 10% o il 25% — a fondo perduto. Il progetto può essere strutturato anche senza avere già una sede estera operativa, e l’accesso è previsto anche per chi lavora in modalità conto terzi o in white label. L’alternativa digitale: vendere all’estero anche senza essere presenti Un altro aspetto interessante è l’uso dei marketplace B2B internazionali . Piattaforme come Faire , Ankorstore , Abound , Orderchamp  o Alibaba  permettono oggi alle aziende italiane di caricare il proprio catalogo prodotti e vendere a rivenditori esteri, anche senza costituire una filiale. Molti di questi canali sono integrati con servizi di logistica e pagamento, e rappresentano un primo passo verso l’internazionalizzazione con costi contenuti e rischi minimi. Soprattutto, consentono di testare mercati  prima di fare investimenti strutturati. Questi strumenti digitali non sono in alternativa ai percorsi classici, ma possono rappresentare un ponte di ingresso  intelligente: un modo per raccogliere feedback, validare la propria proposta commerciale, costruire relazioni. E anche queste spese sono finanziabili con i fondi SIMEST . Un cambio di mentalità, non solo di mercato Internazionalizzare, oggi, è prima di tutto una questione di approccio. Serve metodo, serve struttura, ma soprattutto serve consapevolezza che i mercati esteri possono essere raggiunti anche senza snaturare la propria impresa. Una manifattura che resta italiana ma guarda fuori. Che mantiene il suo carattere produttivo e identitario, ma lo proietta su altri contesti culturali ed economici. Che integra strumenti pubblici, supporto consulenziale e nuovi canali digitali in un percorso su misura.

  • Dalla compliance alla crescita: i vantaggi per le aziende strutturate che lavorano con la PA

    Lavorare con la Pubblica Amministrazione non è solo una questione di appalti. È, prima di tutto, una scelta strategica che impone alle aziende di alzare i propri standard: organizzativi, giuridici, finanziari e persino culturali. Spesso si pensa alla compliance  come a un insieme di obblighi, regole da rispettare, costi da sostenere. Ma quando l’approccio è corretto, il rispetto delle norme non rappresenta un peso, bensì un fattore abilitante per la crescita , capace di rafforzare la solidità aziendale e aumentare la competitività anche nei confronti dei clienti privati. Le richieste della PA: vincolo o opportunità? Chi si candida per un appalto, partecipa a un bando, o firma una convenzione con un ente pubblico, si trova a dover rispondere a una serie di requisiti: tracciabilità dei flussi finanziari , modelli organizzativi 231 , certificazioni di qualità , indicatori ESG e rating di legalità , piani di sostenibilità o di efficientamento energetico , trasparenza nei rapporti societari , obblighi di rendicontazione dettagliata . Tutti elementi che, in apparenza, impongono un lavoro extra. In realtà, sono strumenti che migliorano la governance , riducono il rischio, rendono l’azienda più attrattiva anche per partner bancari e investitori. Quando la forma diventa sostanza Implementare un modello 231, strutturare un bilancio di sostenibilità o attivare un sistema digitale di tracciamento dei flussi significa anche: rafforzare i controlli interni; tutelare la reputazione aziendale; avere indicatori chiari per prendere decisioni migliori; essere pronti ad affrontare nuovi mercati (italiani o esteri) dove questi requisiti sono già lo standard. Le aziende che operano con la PA spesso sono anche le più pronte per: accedere a finanziamenti agevolati (dove servono requisiti simili), avviare progetti di innovazione complessi, scalare su altri segmenti di mercato con maggiore forza contrattuale. Non esiste crescita strutturata senza una buona organizzazione. Lavorare con la PA è spesso il banco di prova più esigente: ma è proprio per questo che può diventare il trampolino di lancio per uno sviluppo più solido, sostenibile e riconoscibile nel tempo.

  • Startup e tecnologie AI/blockchain: il vero vantaggio è essere compliant prima degli altri.

    Nel mondo delle startup tecnologiche, la rapidità è tutto: chi arriva prima sul mercato spesso conquista lo spazio più prezioso. Ma quando si parla di intelligenza artificiale , algoritmi decisionali  e tecnologie decentralizzate , essere i primi può non bastare. In un contesto normativo sempre più strutturato, la vera differenza la fa chi è compliant  prima degli altri. L’illusione della regolamentazione “che verrà” Per troppo tempo, l’innovazione tech si è mossa in un terreno grigio, in attesa di regole chiare. Oggi, quel tempo è finito. L’Europa ha introdotto un quadro normativo tra i più avanzati al mondo: AI Act : il primo regolamento completo sull’intelligenza artificiale, che classifica i sistemi AI in base al rischio e impone obblighi stringenti per quelli “ad alto rischio” (es. algoritmi che influenzano credito, salute, formazione o selezione del personale). MiCA (Markets in Crypto-Assets) : la cornice regolatoria europea per criptovalute e token digitali, ora in vigore, che impone trasparenza, licenze, whitepaper obbligatori e protezione degli utenti. Chi opera nel settore tech – sviluppando piattaforme AI, modelli generativi, soluzioni blockchain o cripto – non può più permettersi di ignorare il perimetro normativo . Le aree più sensibili per le startup blockchain e tech Spesso la spinta all’innovazione fa mettere in secondo piano aspetti giuridici essenziali, come: La tutela dei dati trattati da modelli AI , in particolare dati biometrici o sensibili; La proprietà intellettuale  degli algoritmi o dei contenuti generati da AI; L’uso lecito della blockchain  in applicazioni come supply chain, identity, notarizzazione; La tracciabilità e la trasparenza  nei whitepaper e nelle tokenomics dei progetti crypto. Il rischio? Esclusione dai mercati , impossibilità di raccogliere capitali, oppure contenziosi da parte di clienti o autorità. La compliance, dunque, non è solo un “obbligo”: è un asset strategico  che rafforza per le startup blockchain e AI la credibilità verso investitori, utenti e istituzioni. Un approccio integrato: legal design, licensing, protezione IP Il nuovo approccio che funziona davvero è interdisciplinare : non serve un legale che “metta le pezze”, ma una consulenza che entra nel modello di business e nella tecnologia per: disegnare processi legali integrati sin dall’inizio (legal design); verificare e predisporre la documentazione per licenze, autorizzazioni, whitepaper  e trattamenti dati; tutelare proprietà intellettuale e industriale , anche su prodotti immateriali come codici, interfacce e architetture; rendere trasparenti le dinamiche algoritmiche nei settori regolati (fintech, HR, insurance, health). Come ti supporta Italiano & Partners Lo Studio affianca startup, investitori e imprese tech in tutte le fasi di sviluppo, investimento e lancio sul mercato. Il nostro valore aggiunto: conoscenza aggiornata  dei regolamenti europei su AI e blockchain; interazione diretta  con sviluppatori, CTO e advisor tech; documentazione solida  e scalabile per pitch, fundraising e compliance; visione strategica  su IP, rischio legale, regolazione e crescita. Perché costruire un’innovazione legale, sostenibile e pronta a scalare, oggi, è l’unico modo per essere davvero primi.

  • Fusioni e Acquisizioni 2025: tendenze di mercato e impatto delle nuove normative

    Il 2025 si preannuncia come un anno cruciale per il mercato delle fusioni e acquisizioni (M&A) in Italia. Dopo una fase di consolidamento post-pandemia, le operazioni straordinarie stanno tornando protagoniste delle strategie di crescita, soprattutto nei settori a più alta intensità tecnologica e innovativa. Ma a cambiare non sono solo le dinamiche di mercato: nuove normative e strumenti di controllo rendono il panorama più complesso – e allo stesso tempo più ricco di opportunità – per aziende e investitori. Dove si muove il mercato M&A L’interesse si concentra su settori come: Tecnologia e software , con forte domanda da parte di gruppi internazionali in cerca di competenze digitali; Green economy e rinnovabili , trainate dalla transizione energetica e dai fondi europei; Agroalimentare e Made in Italy , attrattivi per fondi esteri e operatori industriali; Healthcare e Life Sciences , al centro di strategie di consolidamento e integrazione verticale. A rendere il mercato ancora più dinamico sono gli investitori istituzionali e i fondi di private equity , sempre più orientati a operazioni su PMI italiane ben strutturate, ma prive di successione o bisognose di capitali per scalare. Le nuove regole in arrivo Accanto alle dinamiche di mercato, occorre monitorare i cambiamenti normativi. In particolare: Golden Power : l’ampliamento delle aree sensibili soggette a controllo – comprese tecnologie digitali e AI – richiede oggi un’attenta analisi ex ante nelle operazioni con soggetti esteri. Nuova disciplina UE sulla concorrenza e controllo degli investimenti : l’obiettivo è garantire maggiore trasparenza, con effetti diretti sulla due diligence e sulla strutturazione delle operazioni. Incentivi fiscali per l’integrazione tra imprese : alcuni strumenti agevolativi a livello regionale e nazionale (soprattutto nel Mezzogiorno) favoriscono i processi di aggregazione tra PMI, anche in logica di filiera. Cosa devono fare le aziende Le imprese che valutano l’ipotesi di cedere, acquisire o aggregarsi dovrebbero: Strutturare un processo di analisi preventiva , sia strategico che legale; Valutare gli impatti regolatori e fiscali  (Golden Power, antitrust, agevolazioni); Costruire una due diligence trasparente  e tecnicamente ben impostata; Prevedere un piano di integrazione post-deal , per armonizzare governance, risorse e obiettivi. La gestione corretta di un’operazione di M&A può rappresentare non solo un'opportunità di crescita, ma anche uno strumento per affrontare un passaggio generazionale, valorizzare asset aziendali o rafforzare la competitività in mercati sempre più globalizzati.

  • Programma LIFE 2025: 600 Milioni per la Transizione Verde

    Il Programma LIFE dell’Unione Europea rappresenta uno degli strumenti finanziari più rilevanti per sostenere progetti incentrati sulla tutela dell’ambiente, l’azione per il clima e la transizione energetica. Le call per il 2025 sono ufficialmente aperte e mettono a disposizione circa 600 milioni di euro  per enti pubblici, privati e partenariati transnazionali che intendano sviluppare iniziative innovative e ad alto impatto. Le Aree di Finanziamento Le risorse del programma LIFE 2025 sono suddivise in quattro grandi sottoprogrammi: Natura e Biodiversità : 153,4 milioni di euro destinati a progetti che contribuiscono alla protezione e al ripristino degli ecosistemi naturali, alla conservazione delle specie e all’attuazione della Direttiva Habitat e Uccelli. Economia Circolare e Qualità della Vita : 73 milioni di euro a supporto di iniziative che promuovano la riduzione dei rifiuti, l’efficienza delle risorse, il miglioramento della qualità dell’aria e dell’acqua e la lotta all’inquinamento. Mitigazione e Adattamento ai Cambiamenti Climatici : 61,5 milioni di euro disponibili per progetti focalizzati sulla riduzione delle emissioni climalteranti, la resilienza dei territori e la gestione sostenibile del rischio. Transizione all’Energia Pulita : 91,4 milioni di euro per accelerare l’adozione di fonti rinnovabili, la riduzione dei consumi e la promozione di comunità energetiche e comportamenti virtuosi. In aggiunta, sono previsti finanziamenti per progetti strategici integrati , assistenza tecnica  e azioni che contribuiscano all’attuazione di normative e politiche ambientali dell’UE. Scadenze da Tenere a Mente per il Programma Life 2025 4 settembre 2025 : Termine per la presentazione delle concept note  dei progetti strategici integrati. 23 settembre 2025 : Scadenza per la presentazione dei Progetti di Azione Standard (SAPs) . 5 marzo 2026 : Termine per la proposta completa dei progetti strategici integrati. Chi Può Partecipare Possono partecipare enti pubblici , aziende private , organizzazioni non profit , enti di ricerca e consorzi, purché stabiliti in uno Stato membro dell’UE o in un Paese associato al programma LIFE. È possibile candidarsi sia come singolo soggetto sia in partenariato, anche internazionale. I progetti devono dimostrare impatti misurabili, capacità di replicazione e sostenibilità nel tempo.

  • Economia Circolare in Emilia-Romagna: Nuove Opportunità con il Bando PR FESR 2021-2027

    La Regione Emilia-Romagna ha recentemente lanciato un nuovo bando nell’ambito del PR FESR 2021-2027 – Priorità 1 e 2, Azioni 1.3.1 e 2.6.1 , con l’obiettivo di sostenere investimenti che favoriscano la transizione delle imprese verso modelli di economia circolare , attraverso interventi volti alla prevenzione dei rifiuti, al riutilizzo e al riciclo dei materiali. Questo incentivo rappresenta un’opportunità concreta per le imprese che vogliono innovare i propri processi produttivi, aumentare l’efficienza delle risorse e contribuire agli obiettivi di sostenibilità ambientale regionali ed europei. Chi può partecipare al bando per l'Economia Circolare Il bando si rivolge principalmente a: PMI iscritte al REA , operative in qualsiasi settore economico (con l’eccezione del comparto agricolo); Imprese diverse dalle PMI , limitatamente all’Azione 2.6.1 , a condizione che gestiscano servizi pubblici locali di rilevanza economica (ai sensi dell’art. 2, c.1, lett. c) del d.lgs. 201/22). In questo caso, va allegata la documentazione che attesta l’affidamento del servizio. Tipologie di interventi finanziabili Il bando si articola su due linee di azione: Azione 1.3.1 – Innovazione di prodotto e processo: Progettazione e produzione basate su principi di eco-design (ridotto impiego di materia prima, aumento della durabilità, facilità di riparazione, riutilizzo). Modelli di business che allungano il ciclo di vita dei prodotti (noleggio, riparazione, remanufacturing, modelli “product-as-a-service”). Azione 2.6.1 – Gestione sostenibile dei rifiuti: Valorizzazione degli scarti come sottoprodotti. Realizzazione o potenziamento di impianti per il riutilizzo, il riciclo e la produzione di “end of waste”. Contributi previsti Il contributo è a fondo perduto , con due regimi agevolativi a scelta: Regime “de minimis” (Reg. UE 2831/2023): 40% della spesa ammissibile Contributo massimo: € 300.000 Regime GBER (art. 47): 45% per le PMI 35% per le imprese diverse dalle PMI (solo Azione 2.6.1) Contributo massimo: € 500.000 Tempistiche e modalità di presentazione Le domande  potranno essere presentate esclusivamente online  tramite la piattaforma Sfinge 2020 , dalle ore 10.00 del 26 maggio 2025 fino alle ore 13.00 del 26 giugno 2025 . La procedura è a graduatoria , pertanto la qualità progettuale sarà un elemento determinante per l’ottenimento dei fondi. Serve supporto per partecipare? Italiano & Partners  offre una consulenza specializzata per aiutare la tua impresa a strutturare una candidatura efficace e conforme ai criteri del bando.👉 Compila il modulo qui sotto per essere ricontattato da un nostro esperto. Vuoi restare aggiornato su tutti i bandi attivi in Italia e in Europa per l’innovazione, la sostenibilità e la crescita del tuo business? Iscriviti alla nostra newsletter  o seguici su LinkedIn .

  • Bando C.S.E. 2025: 232 milioni per l’efficienza energetica nei Comuni

    Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha lanciato l’Avviso C.S.E. 2025 – “Comuni per la Sostenibilità e l’Efficienza energetica”, un’iniziativa che mette a disposizione 232 milioni di euro a fondo perduto per finanziare interventi di efficientamento energetico e produzione di energia da fonti rinnovabili negli edifici comunali su tutto il territorio nazionale.​ Obiettivi e dotazione finanziaria Bando C.S.E. Il bando, finanziato dal Programma Operativo Complementare “Energia e Sviluppo dei Territori” 2014-2020, mira a sostenere la transizione energetica dei Comuni italiani attraverso la realizzazione di interventi che riducano i consumi energetici e promuovano l’uso di energie rinnovabili. La dotazione finanziaria totale è così suddivisa:​ 80%  destinato ai Comuni delle Regioni meno sviluppate (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia), con una quota riservata del 5% alle isole minori.​ 20%  destinato ai Comuni delle Regioni in transizione e più sviluppate, con una quota riservata del 5% alle isole minori. Interventi ammissibili Il bando finanzia al 100% dei costi ammissibili interventi quali: Installazione di impianti fotovoltaici e solari termici.​ Sistemi di climatizzazione con pompe di calore.​ Sistemi di relamping per l’illuminazione efficiente.​ Sostituzione di infissi con soluzioni ad alta efficienza energetica.​ Edilportale Implementazione di soluzioni ibride per la climatizzazione.​Servizi di certificazione energetica (APE).​ Gli edifici oggetto degli interventi devono essere di proprietà comunale, situati sul territorio nazionale, adibiti ad uso pubblico non residenziale e non destinati all’esercizio di attività economica in forma prevalente.​ Tempistiche e modalità di partecipazione Il processo di partecipazione al bando si articola in tre fasi:​ 8 aprile 2025 : avvio delle negoziazioni con gli operatori economici presenti sul Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione (MePA).​ 15 aprile 2025 : apertura della compilazione delle istanze di concessione del finanziamento.​ 5 maggio 2025 : attivazione dello sportello per la presentazione ufficiale delle domande, che resterà aperto fino al 30 settembre 2025  o fino ad esaurimento delle risorse disponibili.​ Le domande devono essere presentate attraverso la piattaforma dedicata, seguendo le procedure indicate nell’avviso pubblico.​ Il Bando C.S.E. 2025 rappresenta un’importante opportunità per i Comuni italiani di investire nell’efficientamento energetico del proprio patrimonio edilizio, contribuendo agli obiettivi nazionali di sostenibilità ambientale e riduzione delle emissioni. Le amministrazioni comunali sono invitate a valutare attentamente questa possibilità e a predisporre per tempo la documentazione necessaria per accedere ai finanziamenti.​

  • Finanza sostenibile: arriva lo standard europeo semplificato per le PMI

    La Piattaforma dell’UE per la Finanza Sostenibile  ha proposto un nuovo Standard per la Finanza Sostenibile delle PMI , pensato per affrontare le specifiche esigenze e capacità di finanziamento sostenibile delle piccole e medie imprese (PMI).​ Perché uno standard dedicato alle PMI? Le PMI generano oltre la metà del PIL dell’UE e rappresentano oltre il 63% delle emissioni aziendali. Tuttavia, molte di esse incontrano difficoltà nell’accesso a finanziamenti sostenibili a causa di normative complesse e requisiti informativi onerosi. Lo standard proposto mira a semplificare questo processo, offrendo un quadro di classificazione e protocolli di rendicontazione volontaria più accessibili.​ Caratteristiche principali dello standard Applicazione volontaria : non è vincolante, ma consente alle PMI di divulgare metriche chiave di sostenibilità ambientale in modo chiaro ed efficiente.​ Focalizzazione sul clima : attualmente concentra l’attenzione sulla sostenibilità legata al clima, con possibilità di estensione ad altri obiettivi ambientali.​ Tipologie di finanziamento coperte : Finanziamenti a scopo generale : richiedono che l’attività principale dell’azienda rientri nell’elenco delle attività previste dallo standard.​ Finanziamenti a uso specifico : devono riguardare progetti che rientrano nell’elenco delle attività ammesse, indipendentemente dall’attività svolta dalla PMI.​ Implicazioni per le PMI italiane Le PMI italiane, in particolare quelle del Mezzogiorno, possono trarre vantaggio da questo standard per accedere a finanziamenti sostenibili, migliorare la propria competitività e contribuire alla transizione ecologica.

  • STEP – Al via dal 14 maggio gli incentivi per progetti R&S su tecnologie critiche ed emergenti

    A partire dal 14 maggio 2025  si apre ufficialmente lo sportello per presentare le domande di agevolazione previste dal nuovo Regolamento STEP , lo strumento promosso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy  a sostegno di progetti di Ricerca e Sviluppo (R&S)  su tecnologie critiche ed emergenti , tra cui intelligenza artificiale, quantum computing, blockchain, cybersicurezza, semiconduttori e tecnologie avanzate per l’energia. L’iniziativa, finanziata con 400 milioni di euro  a valere sul Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività 2021-2027 , rappresenta un’opportunità concreta per le imprese localizzate nelle regioni del Mezzogiorno : Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna . Chi può partecipare Il bando è rivolto a: Imprese  di qualsiasi dimensione (industriali, artigiane, agroindustriali) con almeno due bilanci approvati ; Organismi di ricerca  pubblici e privati. I progetti possono essere presentati in forma singola o collaborativa , in funzione del valore delle spese ammissibili. Caratteristiche dei progetti ammessi Spese ammissibili tra 1 e 5 milioni di euro : progetti in forma collaborativa  tra almeno due soggetti (di cui almeno uno impresa). Spese tra 5 e 20 milioni di euro : possibile presentazione anche da singola grande impresa . I progetti devono riguardare attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale , con focus su tecnologie ritenute strategiche per la competitività europea e nazionale . Tipologia di agevolazione L’agevolazione si compone di: Finanziamento agevolato ; Contributo diretto alla spesa , con intensità variabile in base alla tipologia del soggetto proponente. Imprese: 35%  piccole imprese 30%  medie imprese 25%  grandi imprese Organismi di ricerca: 60%  contributo per ricerca industriale 40%  contributo per sviluppo sperimentale Tempistiche Precompilazione domande:  dal 30 aprile 2025 Apertura sportello per invio:   14 maggio 2025 , ore 10:00 Se vuoi scoprire di più contattaci

  • Contratti di sviluppo per le catene di approvvigionamento strategiche: un’opportunità per le imprese italiane

    Con il Decreto Ministeriale del 6 novembre 2024, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha ufficialmente avviato la misura dedicata alle Catene di approvvigionamento strategiche , un’iniziativa di rilevanza nazionale che si inserisce all’interno del PNRR (Misura 1 - Componente 2 - Investimento 7 - Sottoinvestimento 2), con un finanziamento complessivo di 500 milioni di euro . L’obiettivo è sostenere lo sviluppo industriale e la crescita delle principali filiere produttive del Paese, rafforzandone competitività e resilienza, con particolare attenzione al Mezzogiorno, cui è riservato almeno il 40% delle risorse. Le filiere agevolate I settori strategici individuati dal decreto sono: Agroindustria (con un plafond dedicato di 100 milioni di euro) Design, moda e arredo (con una riserva specifica di 100 milioni di euro) Sistema casa Metallurgia e siderurgia Meccanica strumentale, elettronica e ottica Automotive Treni, navi, aerei e industria aerospaziale Chimica Farmaceutica Cosa finanzia la misura Sono ammissibili: Progetti di sviluppo industriale Progetti per la tutela ambientale Progetti di ricerca, sviluppo e innovazione , strettamente connessi e funzionali tra loro Inoltre, sono finanziabili investimenti in attività di logistica e packaging integrati nella filiera. I programmi possono essere presentati da una singola impresa, purché altamente integrata nella filiera di appartenenza, oppure da più imprese appartenenti alla stessa filiera. Criteri di valutazione e graduatoria La procedura non seguirà il consueto ordine cronologico, ma sarà basata su una graduatoria determinata da tre criteri principali: Impatto sull’occupazione  (35% del punteggio totale): più nuove assunzioni in rapporto alle agevolazioni richieste, con un peso maggiore per le risorse con laurea tecnica o scientifica. Innovatività del progetto  (50% del punteggio totale): valutata sulla base dell’incidenza di spese per beni strumentali nuovi e innovativi. Coinvolgimento delle PMI  (15% del punteggio totale): il rapporto tra PMI partecipanti e numero totale di imprese coinvolte. A questi si aggiungono premi aggiuntivi (+5% ciascuno) per: Possesso del rating di legalità Certificazioni ambientali ( EMAS, ISO 14001, ISO 50001 ) Certificazione di parità di genere Come e quando presentare domanda La graduatoria sarà pubblicata entro 60 giorni dalla chiusura dei termini per la presentazione delle domande. Invitalia curerà l’istruttoria e l’approvazione dei programmi di sviluppo. Le agevolazioni saranno concesse entro il 30 giugno 2026 . Le agevolazioni previste Le imprese potranno beneficiare di: Contributo in conto impianti Contributo diretto alla spesa Finanziamento agevolato Tutto nel rispetto dei massimali di aiuto previsti dal decreto ministeriale 9 dicembre 2014. Per le aziende che operano in questi settori, questo è un momento fondamentale per investire in crescita e innovazione, consolidando la propria posizione in filiere strategiche e accedendo a un importante sostegno pubblico. Italiano & Partners  è a disposizione per accompagnare le imprese nell’analisi di fattibilità, nella predisposizione delle domande e nella gestione completa del processo. Per informazioni e consulenze personalizzate, scrivici o contattaci direttamente tramite il nostro sito.

  • Proroga per gli incentivi PNRR alle Comunità Energetiche Rinnovabili

    Durante la cerimonia di apertura di Key, la fiera della transizione energetica di Rimini, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha annunciato importanti novità per le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) e le regole di accesso ai contributi PNRR. In primo luogo, è stato firmato il provvedimento che proroga la scadenza per la presentazione delle domande di incentivo: il termine ultimo passa dal 31 marzo al 30 novembre 2025. Inoltre, è previsto un ulteriore intervento normativo che innalzerà da 5.000 a 30.000 abitanti la dimensione massima dei comuni nei cui territori potranno essere realizzati gli impianti incentivati. Un'altra novità significativa riguarda l’ampliamento della platea dei beneficiari: oltre a cittadini e imprese, ora potranno accedere agli incentivi anche consorzi ed enti di bonifica. Introduzione dell’autoconsumo a distanza nelle Comunità Energetiche Rinnovabili Il governo sta inoltre lavorando per introdurre l’autoconsumo a distanza, una misura che consentirebbe maggiore flessibilità nella gestione e nella condivisione dell’energia prodotta all'interno delle CER. Questo rappresenta un ulteriore stimolo allo sviluppo delle comunità energetiche, con l'obiettivo di avere tutti gli impianti incentivati operativi e connessi alla rete entro giugno 2026.

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