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- Comunità Energetiche, una nuova apertura: cosa cambia davvero con il nuovo decreto
Negli ultimi anni si è parlato molto di Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), soprattutto nel quadro della transizione energetica e della valorizzazione dei territori. Il nuovo decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, entrato in vigore il 26 giugno 2025, introduce modifiche importanti al meccanismo di incentivazione. Non si tratta di un cambio totale di rotta, ma di un intervento mirato, che amplia le possibilità operative e allarga l’accesso alle misure esistenti. Cosa cambia, nel concreto per le Comunità energetiche Il punto principale è l’ estensione dei comuni ammessi al contributo a fondo perduto finanziato dal PNRR: si passa dal limite dei 5.000 abitanti ai 50.000 abitanti . Un passaggio che include molti centri urbani di medie dimensioni finora esclusi. Altri elementi significativi riguardano: Maggiore flessibilità nei tempi : avvio dei lavori entro il 30 giugno 2026, con entrata in esercizio entro 24 mesi (e comunque entro il 31 dicembre 2027). Possibilità di ottenere un anticipo fino al 30% del contributo riconosciuto. Estensione della platea dei soggetti ammessi a far parte della comunità: consorzi, aziende partecipate, enti religiosi, organizzazioni del terzo settore e altri soggetti pubblici e privati. Sono modifiche che offrono un quadro operativo più ampio e che possono facilitare l’attivazione o il rilancio di iniziative già in fase di valutazione. Le considerazioni operative Alla luce delle nuove regole, è utile rivedere le progettualità in corso e valutare se ci sono le condizioni per proseguire o ripartire.Allo stesso tempo, chi sta pianificando ora può contare su scadenze più ragionevoli e su un accesso più ampio agli incentivi. Le Comunità Energetiche, per loro natura, richiedono una buona struttura organizzativa e la capacità di mettere in relazione soggetti diversi. Governance, gestione tecnica, strumenti digitali e regole interne chiare restano elementi centrali per garantirne la sostenibilità. Un’occasione che va costruita Il decreto rappresenta un’opportunità concreta per molti territori . Non un’operazione semplice, ma un percorso che oggi può contare su condizioni più favorevoli rispetto al passato.
- Content Marketing e l'arrivo dell'AEO: tra AI, motori di risposta e nuove regole del gioco
Il marketing dei contenuti è entrato in una nuova fase. L’avvento dell’intelligenza artificiale generativa, l’evoluzione della SEO verso l’Answer Engine Optimization (AEO), la crescente importanza dell’autorevolezza e l’attenzione alla distribuzione dei contenuti stanno cambiando le regole del gioco. Non si tratta più di “fare contenuti” in modo sistematico, ma di creare messaggi in grado di generare fiducia, risposte, interazioni reali. Un cambiamento che riguarda da vicino le imprese, i professionisti e chiunque operi nel panorama digitale. SEO non basta più: arriva la AEO Per anni la SEO ha guidato le strategie editoriali, indicando cosa scrivere, come strutturarlo e dove posizionarlo. Oggi, la centralità dei motori di ricerca sta lasciando spazio a una logica nuova: gli utenti non cercano più semplicemente pagine web, ma risposte immediate e affidabili. L’Answer Engine Optimization richiede contenuti pensati per essere interrogati. Serve chiarezza, precisione, strutturazione semantica. L’obiettivo non è più solo attrarre traffico, ma diventare fonte attendibile per un’intelligenza artificiale che “risponde” al posto dell’utente. Il contenuto ha bisogno di firma e credibilità La diffusione dei contenuti generati da AI ha innescato una reazione di sfiducia: utenti e piattaforme chiedono autenticità. Google, così come i nuovi sistemi di indicizzazione semantica, premiano testi che riportano fonti verificate, firme riconoscibili, esperienze dimostrabili. Per i brand, questo significa un ritorno alla centralità dell’autore, dell’azienda come soggetto editoriale, della responsabilità nella comunicazione. Dichiarare chi scrive, su quali basi, con quale intento, diventa un elemento determinante di posizionamento. Community e discussioni: la nuova linfa Reddit, forum verticali, piattaforme di Q&A: sempre più contenuti indicizzati provengono da discussioni autentiche, non da articoli di blog. Gli utenti si fidano delle esperienze di altri utenti. Le intelligenze artificiali, nel rispondere, si affidano a queste fonti perché percepite come genuine. Costruire una community, animare un dialogo vero, incentivare le recensioni: sono azioni strategiche tanto quanto scrivere un buon articolo. In molti casi, anche di più. L’AI come strumento, non come autore L’intelligenza artificiale è oggi parte integrante del processo editoriale. Serve per generare bozze, individuare trend, aggregare dati. Ma la differenza la fa sempre l’elaborazione umana: la selezione delle fonti, la capacità critica, il tono, il punto di vista. Nel 2025 la qualità si costruisce con una filiera chiara: intelligenza artificiale come acceleratore, ma validazione e strategia affidate a professionisti. Distribuzione prima della pubblicazione Scrivere bene non basta. I contenuti devono circolare, raggiungere i destinatari nei luoghi digitali che frequentano. La distribuzione diventa una leva strategica: newsletter, piattaforme verticali, podcast, social professionali, aggregatori tematici. Un contenuto non è più un punto d’arrivo, ma un modulo replicabile, adattabile, redistribuito secondo logiche precise. In questo senso, la strategia di content marketing diventa architettura. Il content marketing del 2025 non è una semplice evoluzione di quello passato. È una sua riscrittura. Al centro ci sono la fiducia, la trasparenza, la capacità di rispondere a domande complesse con linguaggio chiaro, posizionamento consapevole e presenza coerente. Le imprese che intendono comunicare in modo efficace devono rivedere le proprie priorità: più strategia, meno automatismo; più autorevolezza, meno quantità; più distribuzione intelligente, meno pubblicazione passiva. Il contenuto continua a essere un asset. Ma non è più sufficiente che esista. Deve essere credibile, utile, cercabile e, soprattutto, vivo.
- Decreto Omnibus 2025: le novità per imprese, lavoro e turismo
Il Decreto Legge 30 giugno 2025, n. 95, noto come Decreto Omnibus , è entrato in vigore il 1° luglio con un pacchetto articolato di misure che impattano direttamente sul sistema produttivo, sul lavoro e su alcuni settori chiave come il turismo. Alcune disposizioni sono immediatamente operative, mentre altre attendono chiarimenti attuativi. Nel complesso, il decreto segna un cambio di passo nella strategia di politica economica, puntando su innovazione, sostegno all’occupazione e rilancio di filiere strategiche. Obbligo di investimento del 3% in PMI innovative Tra le misure più significative per il mondo imprenditoriale vi è l’introduzione, a partire dal 2025, dell’obbligo per gestori di patrimoni e fondi di investimento di destinare almeno il 3% del proprio portafoglio a PMI innovative .Si tratta di una misura che anticipa alcune direttrici previste dal piano industriale nazionale 2027, con l’intento di sostenere la capitalizzazione e la crescita delle imprese ad alto contenuto tecnologico . Cosa comporta per le imprese: Maggiori possibilità di raccogliere capitale da investitori istituzionali Necessità di adeguarsi ai requisiti previsti per l’iscrizione al Registro delle PMI innovative Opportunità per startup e scale-up con struttura societaria già consolidata Il Decreto Omnibus porta nuovi bonus per madri lavoratrici: fino a 480 euro al mese Il decreto introduce un bonus mensile fino a 480 euro per le madri lavoratrici con almeno due figli e un reddito inferiore ai 40.000 euro annui.Il contributo è finalizzato a favorire la permanenza nel mercato del lavoro delle donne con carichi familiari, soprattutto in settori con contratti a tempo determinato o stagionali. Chi può beneficiarne: Madri dipendenti con almeno due figli conviventi Lavoratrici autonome che rientrano nei limiti reddituali Il bonus è cumulabile con altri incentivi e compatibile con contratti part-time Incentivi per la riqualificazione degli alloggi per lavoratori stagionali Un’altra novità riguarda il settore turistico, dove il governo ha stanziato 44 milioni di euro per l’anno 2025 (con fondi aggiuntivi per il 2026 e 2027) destinati alla riqualificazione o realizzazione di alloggi destinati ai lavoratori stagionali .Questa misura risponde all’urgenza, segnalata da molte imprese, di reperire personale qualificato nei mesi di alta stagione. Le spese ammissibili includono: Ristrutturazione di immobili di proprietà delle aziende turistiche Affitto e adeguamento di strutture residenziali da destinare ai dipendenti Acquisto di arredi, impianti e dispositivi per il risparmio energetico Fisco e cartelle: misure di alleggerimento per imprese e professionisti Il Decreto Omnibus prevede inoltre differimenti nei versamenti di imposte dirette , agevolazioni per chi intende regolarizzare cartelle esattoriali e meccanismi di compensazione più snelli.È stata confermata la possibilità di utilizzare crediti fiscali per compensare contributi INPS e premi INAIL , con maggiore flessibilità e velocizzazione dei tempi. Il Decreto Omnibus si configura come un intervento a più livelli, che punta a rispondere a esigenze immediate (liquidità, lavoro, fiscalità) ma al tempo stesso prepara il terreno a una riforma più strutturale del sistema produttivo.Le imprese sono chiamate a cogliere tempestivamente le opportunità, con particolare attenzione alla pianificazione finanziaria, alla compliance normativa e all’integrazione delle misure nei propri piani di sviluppo .
- Nuovi incentivi per l'assunzione in Campania: fino a 15.000 € per ogni lavoratore
Con una dotazione finanziaria di 50 milioni di euro, la Regione Campania ha lanciato un nuovo programma di incentivi rivolto a imprese, professionisti ed enti del Terzo settore che effettuano nuove assunzioni. L’obiettivo è duplice: stimolare l’occupazione stabile e qualificata e, allo stesso tempo, alleggerire il costo del lavoro per chi investe sul capitale umano. Chi può accedere al contributo Il beneficio è destinato a: imprese iscritte al Registro delle Imprese, lavoratori autonomi e liberi professionisti con partita IVA (sia iscritti ad albi sia alla gestione separata INPS), enti del Terzo Settore regolarmente iscritti al RUNTS. Il requisito fondamentale è aver assunto lavoratori a partire dal 1° ottobre 2024 . Requisiti dei lavoratori assunti Per accedere agli incentivi per l'assunzione, i lavoratori devono: essere maggiorenni e residenti in Campania; essere disoccupati o inoccupati al momento dell’assunzione; non aver lasciato volontariamente un precedente lavoro nei 60 giorni precedenti (salvo giusta causa); non possedere partita IVA attiva o cariche societarie nei 60 giorni precedenti e per l’intera durata dell’incentivo. Quanto spetta L’incentivo è riconosciuto in regime de minimis e varia a seconda della tipologia contrattuale: Tempo indeterminato full-time : fino a 15.000 € per ogni lavoratore assunto. Tempo determinato o apprendistato (minimo 12 mesi) : fino a 6.000 € . Sono ammessi anche contratti part-time, purché l’orario sia pari o superiore al 50%. È inoltre previsto un contributo aggiuntivo fino a 2.000 € per l’assunzione di: donne, persone con disabilità (oltre gli obblighi di legge), persone che hanno completato percorsi formativi o tirocini finanziati dai programmi FSE+ o GOL. Quando e come presentare domanda Le domande potranno essere inviate solo attraverso un servizio digitale regionale e in tre finestre temporali : 8 luglio – 2 settembre 2025 : per assunzioni tra 1/10/2024 e 30/04/2025 20 gennaio – 3 febbraio 2026 : per assunzioni tra 1/10/2024 e 31/08/2025 14 aprile – 28 aprile 2026 : per assunzioni tra 1/10/2024 e 31/12/2025 Le richieste inviate al di fuori di questi periodi non saranno ammesse.
- L’Italia anticipa l’Europa: cosa prevede il nuovo DDL sull’intelligenza artificiale
Il disegno di legge approvato in seconda lettura alla Camera pone l’Italia come primo paese europeo ad adottare una legge nazionale sull’AI, anticipando (e accompagnando) il Regolamento europeo AI Act. Si tratta di un passaggio rilevante, non solo per i settori più direttamente coinvolti (giustizia, sanità, lavoro), ma anche per tutte le imprese italiane che si confrontano — o si confronteranno presto — con strumenti basati sull’intelligenza artificiale. Una cornice normativa nazionale sull'intelligenza artificiale Il testo, coordinato dal Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio, mira a fornire una prima cornice giuridica nazionale , in linea con i principi europei e con una particolare attenzione alla sicurezza, alla responsabilità e alla tutela dei diritti fondamentali. L’ambito di applicazione esclude espressamente le attività militari, dell’intelligence e delle forze dell’ordine, ma include l’intero tessuto produttivo e istituzionale del Paese. Le principali novità introdotte 1. Governance e autorità competenti Il DDL affida il ruolo di vigilanza all’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) e all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN). Per i settori finanziari restano competenti Banca d’Italia, Consob e Ivass. 2. Investimenti e tecnologie strategiche Previsto l’impiego di 1 miliardo di euro (già nelle disponibilità di Cdp Venture Capital) per sostenere lo sviluppo di imprese attive nell’AI, nella cybersicurezza e in settori abilitanti, come le tecnologie quantistiche.Un passaggio importante riguarda l’apertura anche a imprese con sede estera, purché operanti in Italia. 3. Giustizia e nuove fattispecie penali Viene introdotto il reato di illecita diffusione di contenuti generati o manipolati da AI , con pene fino a 5 anni.Si prevedono anche aggravanti nei reati tradizionali (come truffa, sostituzione di persona, riciclaggio) se compiuti con strumenti di AI. 4. Diritto d’autore Saranno protette le opere realizzate con l’ausilio dell’intelligenza artificiale , ma solo se frutto di un effettivo apporto intellettuale umano.È ammesso l’uso dell’AI per estrazione o riproduzione da fonti accessibili legalmente. 5. Sanità e lavoro Nella sanità l’AI avrà un ruolo di supporto alla diagnosi e alle scelte terapeutiche, senza sostituire la responsabilità del medico .Nel lavoro, i datori dovranno informare sull’uso di strumenti AI e viene istituito un Osservatorio nazionale per monitorare e definire strategie. Un’occasione per le PMI italiane Il passaggio più interessante per il mondo delle imprese è forse l’esplicito richiamo al tessuto produttivo nazionale e alle micro e PMI .In sede parlamentare è stata infatti approvata una modifica che inserisce tra i principi generali della legge il sostegno alle piccole realtà imprenditoriali italiane , per evitare che l’adozione dell’AI sia appannaggio esclusivo di grandi gruppi. Questo disegno di legge non definisce ancora tutto, ma apre scenari concreti su: Responsabilità civile e penale nell’uso di AI Obblighi di trasparenza e tracciabilità degli strumenti Integrazione regolamentata dell’AI nei processi aziendali e pubblici Italiano & Partners seguirà da vicino i decreti delegati attuativi, offrendo aggiornamenti e supporto alle imprese che desiderano implementare strumenti di intelligenza artificiale in modo consapevole e conforme al nuovo quadro normativo.
- Fare del data center una leva strategica: investire nell’infrastruttura digitale in Italia nel 2025
Il settore dei data center in Italia sta vivendo una fase di espansione senza precedenti: con richieste di connessione superiori ai 42 GW , investimenti previsti per 10 miliardi di euro e un protagonismo crescente di hyperscaler come Microsoft, AWS e NTT, si profila una trasformazione infrastrutturale destinata a ridefinire l’intero ecosistema digitale nazionale. 1. Un salto energetico senza precedenti Secondo Terna, al 31 marzo 2025 le richieste di connessione per nuovi data center hanno superato i 42 GW , rispetto ai 30 GW di fine 2024: una domanda in netta accelerazione che riflette il boom della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale. 2. Una raffica di investimenti: +10 miliardi tra 2025 e 2026 Analisi del Politecnico di Milano conferma che la spesa prevista oscilla intorno ai 10 miliardi di euro , raddoppiando i valori del biennio precedente. Un fenomeno trainato dalla spinta a infrastrutture resilienti e digitalmente avanzate. 3. Milano, centro nevralgico del cloud Con 238 MW IT installati (+34% anno su anno), Milano assorbe quasi metà della capacità italiana nei data center. La città resta il fulcro delle decisioni strategiche, tra colocation, hyperscaler e grandi operatori. 4. I big player confermano l’entrata massiccia Microsoft ha annunciato un investimento di 4,3 miliardi di euro per la sua nuova “cloud region”. AWS risponde con 1,2 milliardi in progetti paralleli, consolidando il loro posizionamento nel mercato italiano. NTT ha messo le mani su 21 ettari a Milano per un data center da 128 MW IT, dentro a un piano globale da 10 miliardi di dollari. 5. I nuovi modelli: micro‑data center e policentrismo Non sono più solo i grandi hub: stanno emergendo micro‑data center diffusi nelle aree metropolitane e interne. Riqualificazioni di capannoni, infrastrutture sui territori e connessioni “edge” stanno plasmando un modello distribuito, sostenibile e vicino alle comunità locali. 6. Sinergie infrastrutturali I nuovi progetti non sono isolati: vengono pensati in connessione a fibra FTTH, soluzioni di colocation e bandi PNRR (come alcuni hub universitari – es., Napoli). È un approccio integrato che valorizza il territorio e crea nuove reti di collaborazione pubblic‑private. 7. Sfide da affrontare Energia : gestire l’alimentazione di enormi carichi IT senza aggravare il sistema elettrico. Costi e sostenibilità : riduzione del carbon footprint e integrazione di fonti rinnovabili. Pianificazione locale : oltre le tecnologie, serve una visione urbanistica e sociale. 8. Opportunità per il business Investor & developer : rigenerazione di immobili esistenti, progetti “locali” diversificati. Utility & pubblica amministrazione : rete elettrica smart, energia distribuita, progetti cittadini “edge”. Imprese IT & PA : nuovo campo per la consulenza, integrazione, progettazione e gestione sostenibile. Un ecosistema glocal vincente Il boom dei data center in Italia non è solo una questione di numeri: dietro a GW, euro e megawatt si delinea una nuova infrastruttura nazionale , capace di connettere territori, imprese e istituzioni con profondità.
- Industria 5.0: il nuovo credito d’imposta che cambia le regole del gioco
Il Piano Transizione 5.0 rappresenta un’evoluzione profonda del sistema degli incentivi per le imprese italiane. Più che una continuità rispetto al 4.0, si configura come un cambio di paradigma: non è più sufficiente investire in tecnologie innovative , ma occorre dimostrare un impatto concreto e misurabile in termini di riduzione dei consumi energetici . Questo spostamento segna una cesura tra il passato recente, caratterizzato da incentivi automatici, e una nuova fase in cui l’efficientamento energetico diventa il perno attorno a cui ruotano le agevolazioni fiscali. Un credito d’imposta condizionato A differenza del precedente modello, il credito d’imposta Industria 5.0 non si applica a tutti gli investimenti in beni strumentali, ma solo a quelli che soddisfano criteri tecnici stringenti. Il beneficio potrà arrivare fino al 45% del valore dell’investimento , ma sarà riconosciuto solo in presenza di una riduzione dei consumi energetici dell’unità produttiva . Nello specifico: Il risparmio deve essere pari almeno al 3% dell’intero impianto produttivo oppure al 5% su uno specifico processo o macchina coinvolta . Gli investimenti devono riguardare beni 4.0 , sia materiali che immateriali. Gli impianti devono essere monitorabili in tempo reale e in grado di fornire dati misurabili e verificabili . Documentazione e tempistiche per il credito Industria 5.0 L’accesso al beneficio è vincolato alla predisposizione di una documentazione tecnica complessa, che comprende: Una diagnosi energetica ex ante , conforme alle norme UNI/CEI e riferita allo stato dell’impianto prima dell’investimento. Una valutazione del risparmio energetico atteso , in termini assoluti e percentuali. Una certificazione dei risultati conseguiti , rilasciata da professionisti o enti abilitati. Un sistema di monitoraggio , che consenta la tracciabilità dei consumi e la verifica del miglioramento conseguito. La documentazione non è un semplice adempimento formale: rappresenta il presupposto indispensabile per l’ammissibilità dell’intervento e dovrà essere coerente, verificabile e conservata ai fini di eventuali controlli. Una misura non generalista Il credito 5.0 introduce un meccanismo selettivo. Solo le imprese in grado di affrontare un processo di pianificazione dettagliato e multidisciplinare riusciranno ad accedervi. Non si tratta quindi di una misura “generalista”, ma di uno strumento destinato a chi intende integrare l’innovazione tecnologica con un percorso strutturato di efficientamento energetico . Questo comporta: Tempi di progettazione più lunghi Coinvolgimento di più figure professionali (ingegneri, energy manager, esperti fiscali) Necessità di integrazione con altre misure per sostenere i costi iniziali, spesso elevati Adozione di un approccio strategico che tenga conto anche di altri fattori (ESG, rating bancario, impatto ambientale) Intersezioni con altre misure Uno degli aspetti più rilevanti riguarda l’integrazione possibile con altri strumenti di sostegno pubblico. In particolare, il credito 5.0 può essere combinato con la Nuova Sabatini , con i bandi regionali per l’efficienza energetica e con alcune forme di finanziamento agevolato previste da CDP o da SIMEST per imprese esportatrici. Inoltre, i progetti con un impatto positivo e misurabile sull’ambiente si inseriscono sempre più spesso nelle valutazioni di merito creditizio degli istituti bancari e degli investitori, generando potenziali vantaggi indiretti in termini di accesso al credito. Il credito d’imposta Transizione 5.0 rappresenta una misura ambiziosa, pensata per spingere le imprese italiane verso una produzione più efficiente, moderna e responsabile. Tuttavia, la complessità tecnica e normativa del nuovo schema impone un’attenta valutazione preliminare. È probabile che nei prossimi mesi emergeranno ulteriori chiarimenti interpretativi, ma resta evidente che la misura si rivolge a imprese strutturate o intenzionate a dotarsi di una visione a medio termine , in grado di gestire investimenti non solo in tecnologia, ma anche in competenza e metodo .
- Cybersecurity e conformità normativa: la partnership tra Cybhorus e Italiano & Partners per affrontare le nuove sfide digitali delle imprese
La crescente digitalizzazione dei processi aziendali ha portato con sé una maggiore esposizione a minacce informatiche che oggi non colpiscono più solo le grandi realtà multinazionali, ma anche le medie, piccole e micro imprese, fornitori terzi, studi professionali, enti pubblici, operatori di settori strategici. L’adozione di nuove tecnologie – cloud, IoT, intelligenza artificiale, infrastrutture ibride – ha ampliato il perimetro di rischio, rendendo sempre più difficile distinguere tra innovazione e vulnerabilità. Parallelamente, le istituzioni europee, per far fronte alle necessità di difesa del perimetro cibernetico degli stati membri, hanno introdotto negli ultimi anni un quadro normativo molto articolato, che impone alle imprese obblighi stringenti in materia di protezione dei dati, resilienza operativa, responsabilità nella catena del valore digitale. In questo scenario, la cybersecurity non è più un tema esclusivamente tecnico, ma altresì legale, organizzativo e, complessivamente, strategico. È, in questo contesto, che nasce una partnership tra Cybhorus, Società italiana specializzata in cybersecurity, fondata da Pierluigi Paganini uno trai massimi esperti di sicurezza cibernetica del paese, e Italiano & Partners, Studio legale e consulenziale, con competenze avanzate in diritto compliance, cybersecurity e strategia d’impresa. Si tratta di una collaborazione creata per rispondere, in modo integrato, ad una domanda che oggi le imprese non possono più eludere: come proteggere asset digitali, dati, sistemi e processi in modo conforme, efficace e sostenibile. Una minaccia sistemica che richiede risposte multidisciplinari Come accennato, negli ultimi anni, il numero di attacchi informatici ai danni di imprese italiane è cresciuto in modo costante, tanto da portare il nostro paese ai primi posti delle classifiche mondiali dei target. Le forme più comuni – ransomware, furti di credenziali, accessi non autorizzati, manomissioni di sistemi – sono spesso il risultato di errori umani, infrastrutture obsolete, assenza di procedure interne o scarsa consapevolezza dei dipendenti. Ma il danno informatico non si esaurisce nell’aspetto tecnico. Un attacco ben riuscito può determinare: l’interruzione dell’operatività aziendale; l’esposizione di dati sensibili e industriali; sanzioni amministrative da parte delle autorità di controllo; contenziosi con clienti, partner o soggetti danneggiati; danni reputazionali difficili da recuperare. In molti casi, le aziende non dispongono di un sistema organizzato di prevenzione, né di strumenti per gestire un eventuale incidente, né di un numero adeguato di risorse umane qualificate per supportare le funzioni competenti interne, che spesso richiedono maggiori investimenti in risorse umane e tecnologiche. Per far fronte a questo scenario serve una visione d’insieme che integri aspetti tecnici, legali, assicurativi, formativi e organizzativi. Questo è il vuoto che Cybhorus e Italiano & Partners mirano a colmare attraverso un loro supporto sinergico alle imprese assistite. Le nuove responsabilità delle imprese secondo il diritto europeo (e nazionale) nel campo della Cybersecurity Nel contesto delineato va ribadito che la cybersecurity è diventata una responsabilità legale, gestionale e operativa a tutti gli effetti. A stabilirlo in modo inequivocabile, per i soggetti ad esso sottoposti e per la relativa catena di fornitura, è il Decreto Legislativo n. 138 del 4 settembre 2024 , entrato in vigore il 16 ottobre 2024 , che ha recepito in Italia la Direttiva (UE) 2022/2555 , nota come NIS2 . Si tratta di una norma che amplia significativamente il perimetro dei soggetti coinvolti, imponendo obblighi stringenti in materia di prevenzione, gestione del rischio, governance e notifica degli incidenti informatici. Il decreto distingue tra "soggetti essenziali" e "soggetti importanti" , in base al settore di attività e alla dimensione aziendale. Rientrano tra gli obbligati: aziende dei settori energia, trasporti, bancario, sanitario, infrastrutture digitali, acqua; imprese manifatturiere in settori critici; fornitori ICT e di servizi digitali; enti pubblici, amministrazioni centrali, regioni, comuni sopra i 100.000 abitanti. Il provvedimento si accompagna a un sistema sanzionatorio articolato e severo, pensato per garantire l’effettività delle misure. A questa normativa, si aggiungono il regolamento DORA (Digital Operational Resilience Act) che si applica al settore del credito e della finanza, ed il più ampio quadro normativo contestuale definito dal GDPR, che è teso a regolamentare il trattamento e la detenzione di dati sensibili personali. Le principali sanzioni previste NIS2 (D. Lgs. 138/2024) Fino a 10 milioni di euro o al 2% del fatturato mondiale per mancato adeguamento alle misure tecniche e organizzative richieste. Obbligo di pre-notifica entro 24 ore e notifica completa entro 72 ore in caso di incidente rilevante. Responsabilità diretta degli organi amministrativi , anche con effetti sulla possibilità di ricoprire cariche. GDPR (Reg. UE 2016/679) Sanzioni fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato globale per violazioni sul trattamento dei dati personali, mancata sicurezza e notifica di data breach. DORA (Reg. UE 2022/2554) Sanzioni e misure correttive affidate alle autorità di vigilanza (es. Banca d’Italia, IVASS), tra cui: sospensione dell’attività; interdizione di dirigenti e amministratori; revoca di autorizzazioni nei casi gravi. Cyber Resilience Act (in fase di adozione) Prevede sanzioni fino a 15 milioni di euro o al 2,5% del fatturato annuo mondiale per mancato rispetto dei requisiti di sicurezza per software e hardware connessi. Questa nuova architettura normativa non è solo un cambiamento formale. Richiede che le imprese adottino un modello di gestione strutturato , documentabile e costantemente aggiornato. Ignorare o sottovalutare questi obblighi significa esporsi a rischi legali concreti , oltre che operativi, reputazionali e finanziari. U n approccio congiunto tra tecnica e diritto Affrontare questo scenario richiede un approccio integrato , dove le misure tecniche siano pienamente coordinate con gli adempimenti giuridici e con le esigenze strategiche dell’impresa. È proprio su questa complementarità che si fonda la collaborazione tra Cybhorus e Italiano & Partners . Da un lato, Cybhorus fornisce un presidio tecnico avanzato, fondato su: Analisi valutazione e riallineamento del rischio cibernetico; Creazione ed adeguamento di politiche e procedure in materia di sicurezza cibernetica; Supporto alla scelta delle soluzioni tecnologiche da adottare per la protezione del perimetro aziendale; Formazione ‘tailor made’, tecnica e comportamentale del personale e delle figure apicali delle imprese, costruita sulle reali e specifiche esigenze della clientela; supporto alla gestione degli incidenti (incident response); Fornitura di servizi di VCISO (Virtual CISO), in grado di supportare le figure e le unità esistenti in azienda per quanto concerne la cybersecurity, a costi molto competitivi rispetto alle alternative, e con livelli di qualità assicurati dalla supervisione di Pierluigi Paganini. Dall’altro, Italiano & Partners assicura un presidio legale e strategico strutturato, che include: redazione e aggiornamento della documentazione interna (policy, regolamenti, informative); assistenza per l’adeguamento alle direttive europee; audit di compliance e valutazioni d’impatto; affiancamento nei rapporti con autorità di controllo; supporto alla contrattualistica IT e alla governance aziendale. Questo lavoro sinergico consente di affrontare la cybersecurity non come un insieme di “pacchetti tecnici” o di “adempimenti formali”, ma come una leva strutturale di resilienza e competitività . Dalla vulnerabilità alla strategia Le aziende che intendono affrontare seriamente il rischio informatico devono ripensare il proprio modello di gestione. Questo significa non solo dotarsi di strumenti tecnologici, ma anche: mappare i processi critici e le vulnerabilità interne; costruire una catena del valore digitale più sicura, inclusi fornitori e partner; allocare risorse, anche attraverso strumenti pubblici (PNRR, Transizione 4.0, Industria 5.0); formare il personale e responsabilizzare il management; dotarsi di piani operativi e legali in caso di crisi. Attraverso questa partnership, Cybhorus e Italiano & Partners propongono un metodo condiviso , orientato al risultato e costruito attorno alla realtà operativa delle imprese italiane. La collaborazione tra Cybhorus e Italiano & Partners risponde a una necessità concreta: offrire alle imprese un modello di intervento integrato per affrontare le sfide della cybersecurity con serietà, visione e competenze trasversali. In un’epoca in cui il digitale è ovunque, non è più possibile distinguere tra sicurezza informatica e strategia d’impresa, tra conformità normativa e protezione operativa. La sicurezza, oggi, è una responsabilità condivisa. Ma anche un’opportunità: quella di costruire imprese più solide, consapevoli e capaci di affrontare con fiducia il futuro digitale.
- Innovare per competere: quali investimenti conviene fare oggi per i bandi di domani
Negli ultimi anni, il sistema dei contributi pubblici ha subito una trasformazione profonda. I bandi non premiano più progetti generici o redatti in fretta e furia: oggi si finanziano strategie d’impresa coerenti con le grandi direttrici europee, come la transizione digitale, l’efficienza energetica e l’innovazione sostenibile. Questo cambio di paradigma ha una conseguenza importante: non conviene più aspettare il bando per progettare un investimento. Al contrario, le imprese più lungimiranti sono quelle che iniziano a prepararsi prima , strutturando piani che siano finanziabili perché strategici, e non strategici solo perché finanziabili. Il tempo dell’attesa è finito Una delle criticità più comuni tra le PMI è quella di attendere l’uscita di un bando per iniziare a ragionare su cosa fare. Questo approccio reattivo comporta diversi rischi: si perde tempo prezioso, si costruiscono progetti “a tavolino” che spesso non rispondono a reali esigenze aziendali, e si arriva in ritardo quando le misure prevedono esaurimento delle risorse in ordine cronologico. Preparare un investimento con anticipo permette invece di: Presentare la domanda tra i primi, quando i fondi sono disponibili; Sviluppare un progetto solido e ben documentato; Integrare fin da subito competenze tecniche e legali nella struttura dell’investimento; Eventualmente avviare le attività prima dell’uscita del bando, se la normativa lo consente (ad esempio in presenza di preventivi o ordini firmati con data certa). Dove conviene investire oggi Gli ambiti più premianti — e più frequentemente sostenuti dalle politiche pubbliche — sono quelli che favoriscono una trasformazione reale del tessuto produttivo. In particolare: Digitalizzazione e automazione dei processi produttivi , con software, macchinari evoluti, intelligenza artificiale e sistemi di controllo; Efficienza energetica e produzione da fonti rinnovabili, inclusa la partecipazione a comunità energetiche; Formazione del capitale umano , orientata allo sviluppo di nuove competenze digitali e green; Adozione di modelli sostenibili in linea con i parametri ESG, sempre più centrali anche per l’accesso al credito. La logica della pianificazione integrata per anticipare l'uscita dei bandi Oggi i bandi premiano non solo l’investimento, ma il contesto strategico in cui si inserisce. Un progetto forte è quello che nasce da una visione d’impresa ampia, che include: obiettivi di crescita a medio termine; impatto sulla competitività e sull’occupazione; misurabilità dei risultati; coerenza con altri strumenti già in uso (finanziamenti, leasing, crediti d’imposta). Questa impostazione consente anche di combinare più misure (ad esempio, contributi a fondo perduto con credito d’imposta o garanzie pubbliche), massimizzando il vantaggio per l’impresa. Nel contesto attuale, accedere ai contributi pubblici non significa semplicemente “fare domanda”. Significa scegliere oggi di investire bene, con metodo e visione, in modo da cogliere al meglio le opportunità che si presenteranno domani. I fondi europei e nazionali continueranno a sostenere l’innovazione, ma in modo sempre più selettivo. Solo le imprese preparate, con progetti concreti e ben pianificati, potranno davvero beneficiarne.
- Il valore nascosto dei capannoni: quando l’impresa si costruisce (anche) su fondamenta di cemento
Nella vita di un’azienda c’è sempre un momento in cui ci si guarda intorno. Si contano le macchine, si analizzano i flussi, si controllano i margini. E poi, spesso in silenzio, si posano gli occhi su quel grande edificio che ospita tutto: il capannone. Non è mai solo cemento, ferro e intonaco. È una presenza muta, ma strategica. È lì da anni, forse decenni. Lo si dà per scontato, ma in realtà è una delle carte più potenti da giocare quando si parla di crescita, credito, o persino sopravvivenza aziendale. Quando la solidità non è solo un’espressione retorica Nel momento in cui un’impresa si trova davanti a una scelta – investire, chiedere un finanziamento, affrontare una riorganizzazione, aprire a nuovi soci – il suo patrimonio immobiliare diventa improvvisamente centrale. Le banche, gli investitori, i fondi guardano lì, a quel blocco solido di mura e tettoie, per capire se l’impresa ha basi stabili. E più che un simbolo, diventa garanzia. Ma non solo: l’immobile è anche un moltiplicatore di fiducia. Comunica radicamento, continuità, prospettiva. Dice molto di più di qualsiasi slide o tabella Excel. I capannoni come alleati (insospettabili) della strategia Abbiamo imparato, lavorando fianco a fianco con decine di PMI, che spesso chi fa impresa è così concentrato sul “fare” da dimenticare il “valorizzare”. Eppure, quello che sembra un semplice immobile produttivo può diventare: una base per rinegoziare il rapporto con le banche , portando dentro una garanzia solida e immediatamente leggibile; una leva per operazioni di finanza agevolata , dove il possesso (e non l’affitto) di un sito produttivo può fare la differenza nell’ammissione a contributi; una chiave di accesso a processi di M&A , dove la presenza di un immobile nel bilancio aziendale attrae partner industriali e investitori strutturati. Da asset dormiente a protagonista di crescita Il passo successivo è riconoscere che un immobile non ha valore solo nel suo costo storico . Ha valore se viene periziato, se entra in un’operazione immobiliare intelligente, se viene conferito in una società veicolo, se si trasforma in garanzia o in rendita. In alcune operazioni straordinarie che abbiamo seguito, è stato proprio l’immobile a “chiudere il cerchio”: un conferimento che ha aperto al capitale di un nuovo socio, un leasing strategico che ha liberato risorse, una perizia che ha sbloccato un’istruttoria bancaria ferma da mesi. In altri casi, l’aver sottovalutato questo patrimonio ha bloccato tutto: business plan pronti, partner coinvolti, ma niente margini perché “non avevamo messo dentro il valore vero dell’immobile”. Una nuova cultura del patrimonio Bisogna tornare a una cultura imprenditoriale che guarda agli immobili non come un costo, ma come un’opportunità . Valorizzare il real estate aziendale significa dotarsi di uno strumento in più per affrontare un mercato difficile, dove essere strutturati è spesso la sola cosa che distingue chi va avanti da chi si ferma. In un’epoca in cui si parla tanto di intelligenza artificiale, digitalizzazione e sostenibilità, c’è qualcosa di profondamente concreto e tangibile nell’avere un tetto sopra la testa che è tuo. Qualcosa che si può stimare, garantire, valorizzare. E che, in molti casi, può essere la chiave per passare da impresa locale a protagonista della filiera, nazionale o estera. Non si cresce solo con buone idee. Si cresce anche con muri solidi, fondamenta ben piantate e un approccio strategico che sappia riconoscere il valore di ciò che, a volte, abbiamo sempre avuto davanti agli occhi.
- Adeguarsi o rischiare: il peso (nascosto) delle normative europee sulle PMI
Perché oggi il rischio maggiore è non conoscere i propri obblighi Negli ultimi anni, il tessuto normativo europeo è cambiato profondamente. L’Unione Europea ha accelerato sul fronte della transizione ecologica, digitale e sociale , introducendo una serie di regolamenti che incidono direttamente sulle imprese, anche quelle di piccole dimensioni. Il problema? Molte PMI non ne sono nemmeno consapevoli. E chi non si adegua, oggi, rischia più del previsto: esclusione da bandi pubblici , perdita di clienti internazionali , sanzioni e difficoltà di accesso al credito . Dall’ESG alla cybersicurezza: il nuovo perimetro del rischio per le PMI Se una volta parlare di compliance significava aggiornare i contratti o rispettare le scadenze fiscali, oggi lo scenario è ben più articolato. Le imprese devono confrontarsi con: Direttive ESG (Environmental, Social, Governance) : anche se obbligatorie solo per grandi gruppi, molte filiere produttive impongono standard anche ai subfornitori. Regolamento europeo sulla cybersecurity (NIS2) : obblighi di sicurezza informatica anche per le imprese di settori “sensibili”. Normative su export, dogane, etichettatura e tracciabilità : particolarmente rilevanti per l’agroalimentare e il manifatturiero. Gestione dei rifiuti e transizione energetica : la rendicontazione ambientale sta diventando una condizione per accedere a determinati incentivi. L’illusione della taglia piccola Molte PMI pensano: “Non riguarda me” . Ma non è così. Sempre più spesso, le grandi aziende chiedono garanzie anche ai fornitori più piccoli , pena l’esclusione dalle supply chain. Lo stesso vale per banche, assicurazioni e fondi che, nel valutare un’impresa, iniziano a considerare anche il suo livello di compliance. E se oggi alcuni adempimenti sono solo “consigliati”, domani potrebbero diventare condizioni obbligatorie per ottenere finanziamenti o per partecipare a bandi pubblici. Da dove partire? Per molte imprese, il primo passo è una mappatura del rischio normativo . Un check-up che consenta di capire: Quali obblighi già esistono; Cosa è in arrivo nei prossimi 12-24 mesi; Quali impatti concreti può avere l’adeguamento o il mancato adeguamento. A questa prima analisi, si affianca spesso un intervento di affiancamento continuativo , che consenta all’imprenditore di non perdere il controllo e delegare con chiarezza la gestione delle complessità normative. L’opportunità nascosta Chi si adegua per tempo, non solo evita rischi , ma guadagna un vantaggio competitivo . Un’impresa che dimostra affidabilità normativa: è più attrattiva per clienti e partner, ottiene più facilmente finanziamenti e agevolazioni, costruisce una reputazione solida, oggi sempre più importante. In conclusione In un’epoca in cui le norme cambiano con una velocità senza precedenti, non adeguarsi è il vero rischio.La compliance non è più una voce in fondo alla lista: è una strategia. E chi la affronta con metodo, oggi, protegge e valorizza davvero la propria impresa.
- Ritardi, attese e soluzioni: affrontare le tempistiche nei bandi pubblici
Chi lavora con bandi pubblici e strumenti di finanza agevolata sa che il tema non è solo accedere a un contributo , ma capire quando (e se) quel contributo arriverà. Tempi lunghi, risposte dilatate, fasi interlocutorie indefinite: sono ostacoli reali, che mettono in difficoltà imprese che invece avrebbero bisogno di certezze. Perché si parla di finanziamenti, ma a volte manca la finanza nel momento in cui serve. Tempi tecnici e tempi politici Ogni misura pubblica ha una struttura a sé, ma un tratto comune: l’intervallo tra la presentazione e l’effettiva erogazione può essere anche di diversi mesi , se non oltre l’anno.I motivi sono molteplici: Carichi eccessivi per le strutture amministrative coinvolte (Invitalia, Mise, Regioni…) Interruzioni o rallentamenti dovuti a cambi normativi, transizioni politiche, aggiornamenti di piattaforme Tempi di verifica documentale non automatizzati In alcuni casi, mancanza di fondi realmente disponibili nonostante il bando pubblicato Questi elementi sono spesso fuori dal controllo dell’impresa, ma non sono fuori dalla portata della pianificazione . La pianificazione con i bandi pubblici non è un’opzione Chi presenta una domanda a un bando pubblico non può permettersi l’ingenuità di “contare subito sul contributo”. L’errore più grave è costruire piani industriali o investimenti come se l’incentivo fosse già in banca. Così non è, e non sarà mai. Il consiglio è uno: l’incentivo si considera una leva, non un presupposto. Per questo è fondamentale costruire piani sostenibili anche in assenza di liquidità immediata: è un modo per tutelarsi, ma anche per dialogare meglio con partner, istituti di credito, fornitori. Come anticipare i problemi Non esiste una formula per velocizzare la burocrazia pubblica, ma esistono accorgimenti concreti per evitare blocchi: Progettazione ex ante con documentazione completa e coerente con il bando, già pronta alla verifica Business plan robusto , che tenga conto dei tempi di cassa realistici Approccio modulare , con investimenti scalabili in attesa dell’esito Coordinamento continuo tra soggetto proponente, advisor e fornitori per evitare colli di bottiglia Serve metodo, più che velocità. Anticipare le richieste, prevenire le criticità, rendere leggibile la progettualità : sono tutte scelte che fanno la differenza. In conclusione Affidarsi ai bandi pubblici è, oggi più che mai, una scelta che richiede consapevolezza.Chi sceglie di percorrere questa strada deve sapere che non si tratta solo di ottenere risorse, ma di gestire l’attesa . E nell’attesa, progettare bene fa tutta la differenza.











